"Ogni cosa era piu' sua che di ogni altro perchè la terra, l'aria, l'acqua non hanno padroni ma sono di tutti gli uomini, o meglio di chi sa farsi terra, aria, acqua e sentirsi parte di tutto il creato." (Mario Rigoni Stern)
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mercoledì 17 gennaio 2024

PARK VITTORIA ED IL TAVOLO TECNICO

Giusto ieri sera mi si chiedeva se in Italia non fosse obbligatorio, come in altri paesi tipo la Spagna, di fare una seria partecipazione su tempi importanti come un parcheggio interrato da quasi 500 posti auto in pieno centro storico a Treviso.

Purtroppo non è previsto nulla per legge, ma sarebbe buona cosa fare simili iniziative che non ricordo essere state mai fatte.

Per fare il parcheggio interrato in piazza Vittoria sarà necessario avere il parere ENAC perchè siamo in zona di rischio aeroportuale, come specificato dal settore Urbanistica del Comune di Treviso, ma non serve sentire il parere dei cittadini perchè "le menti illuminate hanno già deciso" circa 20 anni fa.

Oggi vedo che un professore universitario propone un “tavolo tecnico” che anche lui giudica un po’ “fuori tempo massimo” e che potrebbe essere usato per .. studiare il problema.


 

L’assessore De Checchi finge di accogliere la proposta, ma afferma che “non può essere cambiato un progetto oggetto di gara di appalto.” 

Annuncia, il baldo assessore, che ci saranno "incontri con i cittadini e commercianti" per rassicurare e spiegare e tenere conto delle loro  osservazioni per migliorare il cantiere: un modo per indorare la pillola amara che stanno per ingoiare?

Si rivelano alcune questioni interessanti:

a)      i cittadini non sono degni di “partecipare”, ma devono solo essere “informati”; decidono con il voto chi li amministra e poi, come docili ciuchini, devono adeguarsi alle scelta anche del Ventennio precedente o al massimo suggerire qualche palliativo;

b)     il “tavolo tecnico ex post" è uno strumento che potrebbe servire a dimostrare che il parcheggio non serve; mi pare interessante come approccio metodologico. Non verrà mai fatto...Per fortuna De Checchi non è medico perchè altrimenti opererebbe il paziente e poi si chiederebbe se l'operazione è utile...

c)   il progetto d’appalto è stato radicalmentee cambiato in 20 anni (accesso, numero posti, etc..): cosa dice l'assessore sul fatto che i progetti d'appalto non si cambiano? Forse non capisce i disegni... E' rimasta fissa rispetto al 2000 la localizzazione perchè il costo è triplicato ed oggi stanno approvando un progetto dove uno stallo interrato costa 75mila euro/cadauno dando in diritto di superficie la piazza Vittoria per 60 ad un privato. Un affare ottimo. Per chi?

CI SONO MOLTE QUESTIONI DA CAPIRE E CHIARIRE, MA E' CERTO CHE TUTTO CAMBIA PERCHE' NULLA CAMBI

TUTTO CAMBIA, PURCHE’ NULLA CAMBI

mercoledì 11 ottobre 2023

LE "BELLE PAROLE" SUL DISASTRO DEL VAJONT

Sono rimasto travolto da una commozione arrabbiata (o arrabbiatura commossa?) nel leggere le parole pronunciate dai presidenti regionali di Veneto e Friuli Venezia Giulia durante la commemorazione a 60 anni dalla tragedia del Vajont alla presenza del Presidente della Repubblica.

 Riporto tra virgolette le parole pronunciate dalla stampa:

“… prima di decidere come e dove fare un’infrastruttura è indispensabile conoscere a fondo quanto sia delicata la terra su cui camminiamo, governare con saggezza i nostri territori e decidere solo dopo aver ascoltato… (Fedriga)”.

“… vale la pena di ricominciare a parlare di rapporto uomo-natura coinvolgendo i giovani, i veri soggetti che ci possono indicare la via…. (Zaia)”.

“… i disastri non sono causati dall’incuria dell’uomo, ma dal delirio di onnipotenza dell’uomo… (Zaia)”.


  La commozione è perché mi sembra di avere di fronte due novelli Paoli sulla via di Damasco, che vengono miracolosamente “redenti” a pensieri sostenibili.

 La rabbia deriva dalla sensazione che siano parole “di convenienza” per l’occasione, parole “false” come quelle dei farisei scacciati dal tempio perché sono contraddette dai fatti (leggi, delibere, progetti) promosse da questi governatori per le nostre terra da ormai molto tempo.

 Di cosa parlo? Per esempio della casse di espansione delle Grave di Ciano, opera devastante per il fiume e non adeguata allo scopo.

“Ascoltare i territori?” Ditélo all’assessore all’Ambiente della Regione Veneto Bottacin, che no vuole parlare con i sindaci del territorio per le grave di Ciano, tanto che si sono dovuti rivolgere al Tribunale delle Acque di Roma!

 “Coinvolgere i giovani?” Ditélo a Zaia, che continua ad avere consulenti per questi progetti dei baroni universitari che potrebbero essere in pensione da anni, visto il loro approccio novecentesco al problema e ditelo anche al governo che prevede legge durissime per chi denuncia la crisi climatica.

 "Rapporto uomo-natura"? Ditélo sempre  a Zaia in un Veneto con più superstrade, caselli e ipermercati di ogni altra regione italiana, dove l'aria è tossica e dove il consumo del suolo è inesorabile..

A voi giudicare se credere a queste “belle parole” di Zaia e Fedriga oppure se non sia giusto denunciare la meschinità di un atteggiamento fintamente ecologico (greenwashing).

A pensar male, si fa peccato, ma spesso ci si azzecca – diceva un politico della prima repubblica.

 VOI CHE DITE?

 

martedì 26 settembre 2023

CHI SA COSA SONO LE MURA DI TREVISO?

 

Quando sento le parole “funzionalizzazione” e “valorizzazione” per i beni culturali, non metto mano alla pistola perché sono un anti-militarista, ma mi preoccupo un po’ perché ormai ci sono dei concetti che sono diventati dei contenitori di tutto (o di nulla).

Per le Mura di Treviso, c’è ampia profusione di questi termini, oltre alla parola “restauro”, ma bisogna spiegare prima di tutto che il restauro delle Mura non riguarda solo la sistemazione della cinta muraria (in vergognoso abbandono ad est, nord ed verso il bastione del Castello), ma deve riprendere il concetto di “sistema bastionato” ideato da Frà Giocondo che comprende l’acqua, il muro di controscarpa, la spianata, le golene, la parte muraria ed il terrapieno.

Bisogna capirsi bene sulle definizioni per poter avere interventi efficaci; provate a chiedere in giro, ai cittadini ma anche ai nostri politici locali: “Cosa sono le Mura di Treviso? Quali sono i suoi elementi?” e vedremo le risposte più disparate…

Ci sono elementi che sono perduti per sempre (la spianata cioè 500 piedi di territorio vuoto attorno alle mura, elementi che sono recuperabili solo in minima parte (muro di controscarpa e golena esterna) e parti che sono chiaramente visibili e da conservare come la cinta muraria ed il terrapieno, anche se si vedono evidenti gli interventi molto impattanti dal XIX e soprattutto XX secolo con case e scuole al posto del terrapieno ed alberghi, addirittura sui bastioni.

La richiesta di vincolo del sistema bastionato (che non c’è nonostante le affermazioni rassicuranti del Soprintendente) servirebbe a proteggere questo patrimonio ed a consentire solo interventi che portino ad miglioramento della situazione. Ritengo che potrebbe essere sufficiente anche un semplice vincolo di Piano, se ci fosse una chiara identificazione delle aree d’ambito e degli interventi consentiti.

La richiesta promossa dall’Alleanza per il Sistema Bastionato di avere un vincolo, ai sensi del titolo II del D.Lgs 42/2004, è coraggiosa e legittima, ma rischia di essere una procedura troppo lunga e complessa, per cui diventerà un’ “araba fenice”, su cui tutti sono d’accordo a parole, ma che non si raggiungerà mai…

 

Relativamente ad un vero progetto di riqualificazione dei sistema bastionato, sono praticamente certo che il progetto dei 6mln euro del PNRR non comprende:

a)      nessuna idea per il ridimensionamento del PUT che “assedia” il centro storico con effetti ben più dannosi delle cannoniere della Lega (quella volta di Cambrai) che mai arrivò vicino alla città; c’è un’altra lega, un tempo padana, che difende lo status quo per carenza di strategia

b)     nessuna idea per l’area dell’ex Pattinodromo, che potrebbe (dovrebbe) diventare il punto fondamentale della riqualificazione con ripristino integrale del sistema bastionato almeno fino a possibile

c)      nessuna idea per procedere nell’esplorazione della Treviso sotterranea, che sarebbe fondamentale per capire e prevenire utilizzi incongrui dei percorsi come si è fatto e si continua a fare

d)     poche idee su golene e corso d’acqua attorno alle Mura; andate a vedere a nord a cosa è ridotto il tratto terminale…

Sono invece certo che ci saranno:

·        diffuse palificazioni delle sponde (in stile Parco del Sile): la prassi della palificazione delle sponde dei corsi d’acqua trasforma in modo pesante la transizione tra acqua e terra e rende tutto molto più “rigido”; non dovrebbe essere difficile da capire e si può risolvere infiggendo di più i pali (che si conservano meglio) ed usando geotessuti e prassi della progettazione del verde. Se si palifica si ottiene il risultato pessimo che si vede nella zona tra Ponte de Fero e Genio Civile con i pali (marciti) che non sostengono più nulla…

 



·        profusione di passerelle, ovviamente in corten, messe in opera un po’ a caso per ampliare la passeggiata domenicale dei trevigiani; le passerelle devono essere elementi eccezionali e funzionali ad uno scopo didattico e non elementi estranei per poi fare aree attrezzate in golena dove mettere capre, conigli o giostrine…

Anche i percorsi pedonali, che devono certamente garantire la percorribilità ai disabili, non devono essere l’elemento cardine della progettazione, ma devo essere inseriti nel verde della golena, che si allagava in caso di pericolo; fare una stradina in misto naturale cementato è  forse funzionale, ma storicamente molto poco accettabile.

 

·        interventi per garantire l’accesso pubblico alle Porte: a Porta SS.Quaranta non si entra se non si passa dal dentista… E’ mai possibile?



Quello che so del progetto….

Spero che gran parte dei soldi serva per il restauro della parte in muratura e non siano sprecati soldi per elementi progettuali incongrui.

Ho poche speranze perché lo stesso bando PNRR impone alcuni requisiti di “funzionalizzazione”, anche se si dovrebbe discutere della funzione attuale di un sistema bastionato: ma potremo andare lontano o da nessuna parte, visto che è solo importante fare qualcosa. Senza nemmeno capire perché lo si fa.

MURA AUTO ASSEDIATE

 Sono arrivati i fondi ed il progetto per il restauro delle Mura di Treviso e non possiamo che esserne soddisfatti, visto lo stato di degrado, prossimo al crollo di alcune porzioni in zona bastione del Castello in cui si trova le cinta muraria.

La conservazione del patrimonio storico e culturale è un obbligo e dovrebbe essere una questione che va oltre le appartenenze di partito, mentre invece la manutenzione periodica è sempre solo un fastidio e il mantenimento delle Mura è ormai secondario anche per i partiti nati per “difendere la gloria della Serenissima Repubblica” a colpi di tanko…

Il progetto PNRR impone tempi assurdi sia di progettazione che di realizzazione dei lavori perché in Italia (e quindi anche nel Veneto) non siamo in grado di ragionare su opere e programmi che vadano oltre il mandato elettorale di una giunta.

Dobbiamo sempre fare interventi per emergenze o per grandi opere con commissari e procedure straordinarie perché pare impossibile avere una buona amministrazione, almeno su temi che non dovrebbero essere divisivi.

Il restauro delle Mura è merito di Conte? Di Manildo? Di Gentilini? Tra i tre, sceglierei l’ultimo che negli anni 2000 promosse la ricerca di sponsor per il restauro della cinta tra bastione San Marco e Porta SS. Quaranta, ma, in realtà, non è merito di nessuno: è un obbligo su cui siamo sempre in ritardo e basta vedere la piante di alianto e fico che crescono sulle Mura al bastione del Castello.

Si proceda quindi con il restauro della cinta muraria, ma ricordando che le Mura di Treviso non sono solo il muro in mattoni ed il terrapieno, ma sono un prototipo di mura, pensato da Frà Giocondo, su un’idea di Leonardo da Vinci, che comprendono molti altri elementi (golene, muro di controscarpa, rivellino, gallerie sotterranee) e soprattutto l’acqua, che era il primo e più efficace elemento di difesa e protezione per fermare le cannoniere, che, per fortuna, non sono mai arrivate a minacciare Treviso.



Come vedete nella figura sopra riportata, nel 1500 la città poteva essere assediata dalle cannoniere (che non arrivarono mai), mentre oggi siamo auto-assediati, proprio nel senso che sono le auto che ci assediano e non ce ne libereremo mai, se non si inizia a discutere di una diversa mobilità.

Le palle di cannone potevano far morti, ma non lo fecero… Le più insidiose polveri sottili invece i morti li fanno per davvero: piano, senza rumore, ma agiscono con tenace continuità alimentata dalla nostra pigrizia e dall’assenza di idee della politica.

Un restauro efficace e proprio delle Mura dovrebbe riprendere, almeno in parte, questi temi, trovando il sistema per ripristinare l’insieme di questo sistema organizzato di difesa.

Speriamo nel progetto, che non ho visto, ma temo, considerati i tempi concessi, che non ci sia nulla di questo perché servirebbero indicazioni progettuali precise da parte della Committenza, dibattito pubblico tra esperti e scelte politiche, che non sono certamente nelle corde di questa amministrazione, che al massimo può gestire l’ordinaria amministrazione.

 

 

giovedì 22 giugno 2023

EL NOVO .... CHE VANSSA

A volte ritornano. I progetti di 20 anni fa, superati dalla storia e da una crisi climatica che dovrebbe imporre un diverso uso della città e della sua mobilità tornano per i politici trevigiani, che sembrano ancorati ad idee del secolo scorso, accantonate per problemi tecnici ed economici: parliamo del parcheggio interrato di Piazza Vittoria in centro a Treviso che, dovrebbe (il condizionale è d’obbligo dopo lustri) partire entro l’anno…


E’ imbarazzante vedere che non c’è alcuna idea razionale e ragionata di cosa deve diventare il centro di Treviso che sempre più si spopola di residenti e negozi, mentre in periferia c’è un “mare” di centri commerciali e supermercati.

Ma torniamo al progetto del park interrato di Piazza Vittoria, che, diventa di 2 soli piani interrati rispetto ai 3 originari per il fatto che nell’area è presente una falda sotterranea interferente che creerà non pochi problemi tecnici al costruttore, il sempre presente Parcheggi Italia, che non riusciamo a toglierci di mezzo, nonostante ci fossero le occasioni, non sfruttate dalla pessima giunta Manildo.

Dai titoli di stampa pare che il problema sia di non far danni al Monumento ai Caduti, che sarà oggetto di una perizia (super) per stabilire se mantenerlo in situ durante i lavori o smontarlo… Beh, sono in grado di svelare quale sarà il responso della prossima “super-perizia”: sarà meglio smontarlo perché costruire un interrato con un simile volume sopra la testa è solo un aggravio di rischi e di costi. A chi mando la parcella?

Probabilmente è la Soprintendenza che chiede tale relazione per avere un supporto “tecnico” all’autorizzazione allo smontaggio, ma sono questi i problemi?

In realtà le domande che poniamo riguardano questioni diverse:

  • a    la costruzione di un volume interrato di simile dimensione altera la quota piezometrica della falda all’esterno del volume del parcheggio: di quanto? che problemi potrebbero avere gli edifici circostanti? Se non capite il significato di “quota piezometrica” provate a riempire il lavello di casa fino all’orlo e poi a forza nel volume d’acqua una bacinella: diventerà tutto chiaro…

  • b)     sono presenti nell’area del parcheggio due piante di notevole bellezza: che fine faranno? Non vale rispondere che “le ripianteremo” perché simili alberi necessitano di radici pari alla loro chioma: anche qui, andate sul luogo e fate voi le vostre riflessioni;

  • c)      come fa un’opera con un piano in meno, costruito in epoca post superbonus 110% con i materiali da costruzione aumentati anche del 50% in alcuni casi ad essere ancora economicamente conveniente? O pensiamo di vendere tutti i garage a 100.000 euro cadauno ai ricchi residenti (pochi), visto che i giovani non riescono nemmeno a trovare casa in affitto?

  • d)     che area verde verrà creata? Fare uno strato significativo di terra vegetale, diciamo 1m, ha un costo sia in termini di strutture che devono sostenere tale peso sia in termini di maggior profondità da scavare; se viene fatto uno spessore inferiore cresceranno al massimo degli arbusti con tanti saluti al beneficio climatico dato dall’attuale vegetazione.

  • e)     i trevigiani hanno una minima idea di quale cantiere si sta preparando? Devono essere costruiti muri in c.a. (diaframmi) da 60-90cm sul perimetro, scavato il volume interno…. Sarà la sagra del camion e della ruspa con tanti saluti alla tranquillità delle attività economiche attorno alla piazza, alle scuole presenti ed alle strade di accesso che saranno “massacrate” dai mezzi di cantiere.

Questo sono i (vecchi) motivi che hanno portato ad abortire il progetto “zombie” di Park Vittoria.

Un’alternativa efficace e lungimirante sarebbe la creazione di uno o più parcheggi multipiano fuori terra. Dove? Uno per esempio in area stazione con demolizione dell’edificio ex Poste.

Non parliamo poi del tema tabù dell’eliminazione dello stadio Tenni, che dovrebbe trovare una collocazione in area periferica più consona, in modo da essere usato anche da altre realtà vicine, e lascerebbe libera un’area a ridosso delle Mura. Qui il discorso rasenta la fantascienza perchè il calcio è sacro...anche in serie D.

I parcheggi multipiano, tipo Miani o ex Dal Negro, non funzionano?

Beh, se lasci sempre parcheggiare in centro a raso, è evidente che tutti noi, pigri per natura, non li useremo… Ma andrete voi a parcheggiare nel futuro interrato di piazza Vittoria, dove di notte sarà meglio prevedere una vigilanza h24??

Diciamo che a Treviso, “tutto cambia perché nulla cambi” ed il sindaco Conte, che rispolvera un’ideona di Zampese, Gobbo e Gentilini può essere soprannominato "el Novo.... che vanssa".