"Ogni cosa era piu' sua che di ogni altro perchè la terra, l'aria, l'acqua non hanno padroni ma sono di tutti gli uomini, o meglio di chi sa farsi terra, aria, acqua e sentirsi parte di tutto il creato." (Mario Rigoni Stern)

sabato 9 dicembre 2023

IL NUOVO PARK VITTORIA E' UN AFFARONE...

Anche i più “sfegatati” sostenitori del futuro park interrato di piazza Vittoria non possono non aver sussultato nel vedere il costo totale della nuova opera: 33 milioni di euro, una cifra enorme…

Se poi si fa una banale divisione si scopre che un posto auto in questo favoloso park interrato costerà quasi 75.000 euro/cadauno quando oggi il costo di un garage privato in centro è di 45.000 euro!!


 Ricordo che un posto auto è di dimensione 2,5x5m = 12,5mq per cui il confronto a metro quadro è imbarazzante: 3.600 euro/mq per un comodo garage al posto di magazzini/negozi vuoti del centro storico contro la mirabolante cifra 6.000 euro/mq per un posto auto nel park redivivo.

Ma il conto reale è persino peggiore perché ci saranno 430 nuovi posti auto interrati ma si perderanno circa 146 posti auto in piazza vittoria e zone circostanti perché:

  • ·  piazza Vittoria sarà lasciata verde per rivincere il Green Leaf: - 74 posti auto
  • ·       Largo Bressa non avrà posti auto - 24 posti auto
  • ·       via degli Scaligeri ci sarà ingresso interrato - 25 posti auto
  • ·       angolo scuola elementare per presenza park - 8 posti auto
  • ·       via Bressa da portare a due sensi di marcia  -15 posti auto
  • ·       totale posti auto “persi”  -146 posti auto

 

 Il costo per posto auto deve essere quindi rifatto sui posti effettivamente “nuovi” che saranno (430-146) = 284 posti auto.

La divisione è quindi 33.000.000 euro diviso 284 posti auto uguale 117.000 euro/posto auto con un costo a metro quadro pari a  euro 9.300 euro/mq.

 Praticamente il costo di un magazzino a Venezia con vista sul Canal Grande!

 


Forse è meglio pagare la penale di 2.400.000 euro e lasciare tutto com’è: solo per una questione economica, se non si ha coraggio di impugnare un contratto che “stranamente” si trascina di giunta in giunta da 25 anni con inizio dalla brillante ideona di Gobbo-Gentilini e…. Zampese.

Anche perché, con la velocità delle trasformazioni in atto, potrebbero non esserci più auto da parcheggiare tra 25 anni ed il park sarebbe solo uno “scatolone” di cemento per gli archeologi del futuro…

Alla Giunta Conte l’ardua sentenza di portare a compimento questo “capolavoro” che da un trentennio cercano di realizzare partendo dalle moderne idee dei leghisti padani storici con il contributo della giunta Manildo.                                                        

                                  

post scriptum

quanti posti auto multi piano si potrebbero fare con gli stessi soldi in aree più adatte? Io ritengo almeno 1.500… Vedete voi…

 

martedì 28 novembre 2023

PARCHEGGI A TREVISO MARIO CONTE: NIENTE RISPOSTE, SOLO “STRATEGIE DELLE BUGIE”

 Quando Mario Conte viene intervistato sul tema del “nuovo” progetto del Park Vittoria ed un giornalista gli fa presente che la nostra associazione è sempre stata critica verso questo progetto, la sua risposta è la seguente:

a)      “Sono amareggiato perché con Italia Nostra Treviso abbiamo collaborato bene sul tema delle Mura…”

b)     “il vice-presidente (cioè io) non mai criticato il progetto del park dell’ex Pattinodromo di Manildo”

Se analizziamo la risposta, si osserva che:


  • nessuno gli ha chiesto se era o meno amareggiato per le critiche e tale affermazione sembra più una velata (nemmeno troppo) insinuazione per dire che non si collabora con chi critica; bisogna essere riverenti, sempre…
  • ·        la seconda affermazione è palesemente falsa e sottolinea un presunto asservimento della nostra associazione alla giunta Manildo, fatto che sembra una gag di Crozza, considerando i miei passati rapporti con il desaparecidos del PD…

In ogni caso se vuole rinfrescarsi la memoria, Pinokkio Mario può consultare il blog fu il blog di Italia Nostra Treviso ed ora si chiama “Laudatosì-Treviso” (link  https://laudatosi-treviso.blogspot.com): basta taggare “pattinodromo” e si vedono la posizione dell’associazione sul tema, che non è mai cambiata perché le nostre  critiche non sono strumentali ad attaccare una forza politica per passatempo, ma sono motivate. Bisognerebbe rispondere nel merito e non buttare la palla in tribuna, come si usa fare oggi, quando non si hanno argomenti.

Inviteremo il Sindaco “smemorino” ai prossimi incontri che faremo sul tema dei parcheggi: magari si ricorderà di cosa hanno fatto i suoi predecessori, che si chiamano Gobbo e Gentilini e di come è nato il project financing del park Vittoria…

 

 

OMOBONO TENNI, STEFANINI e don ABBONDIO

Entrai allo stadio nel 1977 con mio padre, mia madre e mio fratello, inguaribili tifosi del Treviso Calcio; fu una delle ultime volte perché mio padre voleva farmi sempre entrare gratis, come minore, contrattando con il personale di controllo, nonostante avessi ormai 14 anni e fossi alto più di un metro e settanta!

Era una delle sue “passioni” quella di avere questi piccoli risparmi, che facevano comodo ad una famiglia operaia che voleva vedere insieme la partita.

Non andai più a vedere il calcio al Tenni perché mi vergognavo troppo…

Sono tornato domenica con mio fratello e, paradossalmente, sono entrato gratis come accompagnatore di mio fratello, disabile.

Freddo cane in tribuna, poco gioco e tendenzialmente tutto degli avversari bellunesi e… lo stesso stadio a 50 metri dalle Mura cinquecentesche.

In 10 lustri il Treviso Calcio è passato dalla serie A all’Eccellenza, è fallito ed è stato rifondato, ma lo stadio è sempre là, testimonianza della fissità dell’urbanistica trevigiana, che non ha mai saputo, né voluto spostare dal centro della città, un impianto usato 2 giorni al mese per soli nove mesi.

 

      




foto 1-2-3 lo stadio domenica addì 2023

 La palese dimostrazione di un’insipienza enorme e di una totale carenza di idee e di coraggio: com’è possibile avere in pieno centro storico un impianto a servizio del calcio, che dovrebbe essere da decenni spostato in un’area periferica con parcheggi e collegamenti autostradali.

 


foto 4 lo stadio e le mura

 Per la verità qualche ipotesi è stata fatta con poca convinzione e sempre da candidati sindaci perdenti: tutto si è fermato per la “tradizione” e per i 200 ultras che sono sempre stati contrari.

Circa la tradizione, nessuno ha mai pensato di togliere la dedica dello stadio ad Omobono Tenni, anche se penso che molti non sappiano nemmeno che sport praticasse ed in quale epoca…

Quanto agli ultras, c’è poco da dire: il voto di pochi è importante anche per chi ha sempre goduto di maggioranze quasi bulgare: non si butta via nulla.

 In questo modo però si perdono occasioni importanti e ne è una dimostrazione la ristrutturazione in corso della scuola media “L. Stefanini”.

Il “pensiero” politico a breve non consente di immaginare variazioni necessarie alla struttura della città e garantisce solo le poltrone, non il bene della città di Treviso.

 Se l’operazione “spostamento Tenni” fosse stata programmata per tempo, si sarebbe potuto costruire interamente una nuova scuola media nell’area liberata, evitando agli studenti di traslocare per un anno o forse più.

Ovviamente la programmazione urbanistica deve essere decennale, anche ventennale, di ampio respiro e non gestita con piani urbanistici, che al massimo soddisfano le private richieste di potenziali elettori…


foto 5 … ecco lo spostamento virtuale della scuola

Invece?

Si sta ricostruendo parte della scuola nel medesimo sedime, che è, a tutti gli effetti, un bastione delle Mura di Frà Giocondo; si realizzano nuove fondazioni in cemento armato a ridosso delle fondazioni delle Mura.  Speriamo che sia stata coinvolta la Soprintendenza Archeologica nelle fasi di scavo…

   


foto 5-6 le nuove fondazioni della palestra della scuola: un lavoro PER SEMPRE

E’ questo rispetto per la “tradizione”? E’ un processo di valorizzazione della cinta muraria?

 Quello che è certo è che, persa questa occasione, non si sposterà mai più la scuola media dal Bastione: ecco questo è la “tragica” conseguenza della carenza di idee e coraggio…

 Ma d’altra parte, “se uno il coraggio non ce l’ha, mica se lo può dare” – diceva l’urbanista Don Abbondio.

 

PIAVE, CASSE DI ESPANSIONE SULLE GRAVI DI CIANO MILLE E UNA RAGIONE PER PERDERE LA PAZIENZA

Secondo il prof. D’Alpaos, siano “tutti ignoranti” sulle tematiche idrauliche ed in particolare sulla urgente necessità delle casse di espansione, in particolare di quella prevista sulla Grave di Ciano.

Non è un’offesa, ma una mezza auto-accusa, visto che generazioni di ingegneri si sono formati a Padova dove lui ha insegnato per decenni.

Per lui il problema è che non riusciamo a capire che il fiume ha una portata massima nei punti più stretti di 3000 mc/s, mentre le piene previste più disastrose saranno almeno da 5000 mc/s.

Professore, tutti comprendiamo che 5000 mc/s è una portata ben maggiore di 3000 mc/s, non occorre essere ingegneri!

Ma la dichiarazione “illuminante”, il professore la fa poco dopo: “Preferiscono salvare qualche animale selvatico piuttosto che decine di vite umane…”. Con questa affermazione il docente dimostra di appartenere ad un’altra epoca storica, quando le mirabolanti opere di ingegneria sfidavano il territorio…

Ricordate la “sfida” tra la diga di Sade ed il monte Toc, che portò ad oltre 2000 morti e dove fu inquisito anche un collega di D’Alpaos (il prof. Ghetti)?

Servono 3 casse di espansione di dimensione come quella prevista Ciano?

Noi, e tutti quelli che si oppongono a questa “grande opera”, diciamo che ne servono 10-15, di capacità inferiore, ma nei POSTI GIUSTI, cioè in quelli naturalmente predisposti.

Oltre a questo serve DEMOLIRE quanto costruito nelle zone più pericolose con un piano di ricostruzioni fuori alveo.

Non da ultimo va ben specificato ai viticoltori che da decenni usano l’alveo per produrre il prosecco che quelle aree (e quindi quelle coltivazioni) sono a rischio e dovranno essere ALLAGATE in caso di piena.

Sono quindi tre i corni della nostra soluzione: ridare spazio al fiume, demolire e ricostruire fuori alveo le abitazioni, allagare l’alveo dove ci sono coltivazioni in caso di piena. Sono però da “convincere” gli elettori del Basso Piave ed i viticoltori…

D’Alpaos dice che le popolazioni del Basso Piave hanno mille ragioni per perdere la pazienza? Beh, aggiunga anche le nostre di ragioni invece di far finta di non capire.

Romeo Scarpa

SVOLTA o ERRORI “STORICI” PER PARK VITTORIA?

 Le dichiarazioni dell’assessore De Checchi sono veramente singolari al riguardo sulla questione Del Park Vittoria perché parla di “svolta epocale” per essere riuscito a “chiudere” con la mitica Parcheggi Italia un contratto da 33 milioni di euro per costruire un parcheggio “sbagliato” in pieno centro storico di Treviso.

La storia è veramente antica e spero che la stampa proceda ad una cronistoria della questione per ricordare che tra i promotori di questa opera pubblica ci sono gli anziani della Lega (Gobbo e Gentilini) e l’allora giovane Zampese che guidava l’azienda dei trasporti, che si chiamava ancora ACTT.

La scelta era sbagliata allora ed è sbagliatissima oggi, tanto che penso sarebbe meglio andare in una vertenza legale per non pagare la penale (dopo 20 anni??) piuttosto che ipotecare il futuro della città.

Per i non trevigiani è bene precisare che piazza Vittoria è in pieno centro storico a 250 metri da Piazza dei Signori ed a 100 metri dalla stazione in un’area che pedonalizzata completamente avrebbe un’area di 500x800 metri…


1 - P.zza dei Signori, 2 – Park Vittoria, 3 – Park Stazione

La rinnovata decisione del centra-destra, che propone a livello nazionale il “fantastico” Salvini il Ponte sullo Stretto di Messina mentre taglia opere pubbliche PNRR ai Comuni, è una decisione profondamente sbagliata per motivi urbanistici, tecnici ed economici, che sono anche stanco di ripetere:

1)     con gli stessi fondi si potrebbero costruire almeno 3 parcheggi multipiano fuori terra con capienza tripla da posizionare ai limiti del PUT e non mi si dica che non ci sono aree come dimostra la figura 2…

2)     ci saranno problemi tecnologici non indifferenti per fare i due (o tre?) piani interrati perché la falda sotterranea nella zona è importante; chiedere a Fondazione Cassamarca che dovette rinunciare ad un piano in zona Cittadella delle Istituzioni…

3)     in due anni di lavori “pesanti” ci saranno ripercussioni rilevanti per le attività economiche della zona perché non si scava un simile buco con dieci minuti e quindi servono a poco le rassicurazioni dell’assessore…



1 – P.zza dei Signori, 2 – Park Vittoria, 3 – Park Stazione, 4 – Consorzio Agrario, 5 – ex Macello, 6 – De Dominicis

7 – Park Miani (esistente), 8 – Scalo Motta, 9 – Strada Ovest, 10 – Cittadella Istituz. (esistente)

 

Quello che però mi interessa sottolineare, a livello politico, è la pesantissima responsabilità della Lega in questa scelta, appoggiata oggi anche da tutto il centro destra.

Una responsabilità che deriva dalla gestione di 25 anni di potere urbanistico a persone che non hanno alcuna visione strategica e gestiscono solo l’ordinaria amministrazione cambiando il meno possibile perché pensano che i trevigiani siano come loro…

Pensandoci per tempo (e tempo ce n’è stato…) si potevano avviare trattative con FF.SS. e con il Demanio Militare, ma costa fatica e soprattutto bisogna pensarci…

Il centrosinistra, nel suo breve quinquennio, ha la responsabilità di non avere messo la parola FINE a questa triste storia. Colpa grave, ma da trio Camolei-Grigoletto-Manildo cosa ci si poteva aspettare?

per Italia Nostra sez. Treviso – il vice presidente Romeo Scarpa

mercoledì 11 ottobre 2023

LE "BELLE PAROLE" SUL DISASTRO DEL VAJONT

Sono rimasto travolto da una commozione arrabbiata (o arrabbiatura commossa?) nel leggere le parole pronunciate dai presidenti regionali di Veneto e Friuli Venezia Giulia durante la commemorazione a 60 anni dalla tragedia del Vajont alla presenza del Presidente della Repubblica.

 Riporto tra virgolette le parole pronunciate dalla stampa:

“… prima di decidere come e dove fare un’infrastruttura è indispensabile conoscere a fondo quanto sia delicata la terra su cui camminiamo, governare con saggezza i nostri territori e decidere solo dopo aver ascoltato… (Fedriga)”.

“… vale la pena di ricominciare a parlare di rapporto uomo-natura coinvolgendo i giovani, i veri soggetti che ci possono indicare la via…. (Zaia)”.

“… i disastri non sono causati dall’incuria dell’uomo, ma dal delirio di onnipotenza dell’uomo… (Zaia)”.


  La commozione è perché mi sembra di avere di fronte due novelli Paoli sulla via di Damasco, che vengono miracolosamente “redenti” a pensieri sostenibili.

 La rabbia deriva dalla sensazione che siano parole “di convenienza” per l’occasione, parole “false” come quelle dei farisei scacciati dal tempio perché sono contraddette dai fatti (leggi, delibere, progetti) promosse da questi governatori per le nostre terra da ormai molto tempo.

 Di cosa parlo? Per esempio della casse di espansione delle Grave di Ciano, opera devastante per il fiume e non adeguata allo scopo.

“Ascoltare i territori?” Ditélo all’assessore all’Ambiente della Regione Veneto Bottacin, che no vuole parlare con i sindaci del territorio per le grave di Ciano, tanto che si sono dovuti rivolgere al Tribunale delle Acque di Roma!

 “Coinvolgere i giovani?” Ditélo a Zaia, che continua ad avere consulenti per questi progetti dei baroni universitari che potrebbero essere in pensione da anni, visto il loro approccio novecentesco al problema e ditelo anche al governo che prevede legge durissime per chi denuncia la crisi climatica.

 "Rapporto uomo-natura"? Ditélo sempre  a Zaia in un Veneto con più superstrade, caselli e ipermercati di ogni altra regione italiana, dove l'aria è tossica e dove il consumo del suolo è inesorabile..

A voi giudicare se credere a queste “belle parole” di Zaia e Fedriga oppure se non sia giusto denunciare la meschinità di un atteggiamento fintamente ecologico (greenwashing).

A pensar male, si fa peccato, ma spesso ci si azzecca – diceva un politico della prima repubblica.

 VOI CHE DITE?

 

martedì 26 settembre 2023

ECCO COME SI CONSERVA UN BENE CULTURALE

 Le Mura di Treviso sono un biglietto da visita per la città e direi che non è uno dei migliori spot promozionale della cura della città al suo patrimonio.

Il bastione del Castello è di fronte alla stazione di Treviso dove arrivano sempre più turisti e passano migliaia di cittadini veneti.

Il panorama che vedono delle Mura è quello delle foto che seguono:




 


Piante di alianto, gazia, fico.... fessure e buchi per colombi.... non manca molto che un tratto crolli ed allora ....boom... sarà la notizia del giorno.

Spero che si inizi il restauro da questa zona percè è quella piu' a rischio.


CHI SA COSA SONO LE MURA DI TREVISO?

 

Quando sento le parole “funzionalizzazione” e “valorizzazione” per i beni culturali, non metto mano alla pistola perché sono un anti-militarista, ma mi preoccupo un po’ perché ormai ci sono dei concetti che sono diventati dei contenitori di tutto (o di nulla).

Per le Mura di Treviso, c’è ampia profusione di questi termini, oltre alla parola “restauro”, ma bisogna spiegare prima di tutto che il restauro delle Mura non riguarda solo la sistemazione della cinta muraria (in vergognoso abbandono ad est, nord ed verso il bastione del Castello), ma deve riprendere il concetto di “sistema bastionato” ideato da Frà Giocondo che comprende l’acqua, il muro di controscarpa, la spianata, le golene, la parte muraria ed il terrapieno.

Bisogna capirsi bene sulle definizioni per poter avere interventi efficaci; provate a chiedere in giro, ai cittadini ma anche ai nostri politici locali: “Cosa sono le Mura di Treviso? Quali sono i suoi elementi?” e vedremo le risposte più disparate…

Ci sono elementi che sono perduti per sempre (la spianata cioè 500 piedi di territorio vuoto attorno alle mura, elementi che sono recuperabili solo in minima parte (muro di controscarpa e golena esterna) e parti che sono chiaramente visibili e da conservare come la cinta muraria ed il terrapieno, anche se si vedono evidenti gli interventi molto impattanti dal XIX e soprattutto XX secolo con case e scuole al posto del terrapieno ed alberghi, addirittura sui bastioni.

La richiesta di vincolo del sistema bastionato (che non c’è nonostante le affermazioni rassicuranti del Soprintendente) servirebbe a proteggere questo patrimonio ed a consentire solo interventi che portino ad miglioramento della situazione. Ritengo che potrebbe essere sufficiente anche un semplice vincolo di Piano, se ci fosse una chiara identificazione delle aree d’ambito e degli interventi consentiti.

La richiesta promossa dall’Alleanza per il Sistema Bastionato di avere un vincolo, ai sensi del titolo II del D.Lgs 42/2004, è coraggiosa e legittima, ma rischia di essere una procedura troppo lunga e complessa, per cui diventerà un’ “araba fenice”, su cui tutti sono d’accordo a parole, ma che non si raggiungerà mai…

 

Relativamente ad un vero progetto di riqualificazione dei sistema bastionato, sono praticamente certo che il progetto dei 6mln euro del PNRR non comprende:

a)      nessuna idea per il ridimensionamento del PUT che “assedia” il centro storico con effetti ben più dannosi delle cannoniere della Lega (quella volta di Cambrai) che mai arrivò vicino alla città; c’è un’altra lega, un tempo padana, che difende lo status quo per carenza di strategia

b)     nessuna idea per l’area dell’ex Pattinodromo, che potrebbe (dovrebbe) diventare il punto fondamentale della riqualificazione con ripristino integrale del sistema bastionato almeno fino a possibile

c)      nessuna idea per procedere nell’esplorazione della Treviso sotterranea, che sarebbe fondamentale per capire e prevenire utilizzi incongrui dei percorsi come si è fatto e si continua a fare

d)     poche idee su golene e corso d’acqua attorno alle Mura; andate a vedere a nord a cosa è ridotto il tratto terminale…

Sono invece certo che ci saranno:

·        diffuse palificazioni delle sponde (in stile Parco del Sile): la prassi della palificazione delle sponde dei corsi d’acqua trasforma in modo pesante la transizione tra acqua e terra e rende tutto molto più “rigido”; non dovrebbe essere difficile da capire e si può risolvere infiggendo di più i pali (che si conservano meglio) ed usando geotessuti e prassi della progettazione del verde. Se si palifica si ottiene il risultato pessimo che si vede nella zona tra Ponte de Fero e Genio Civile con i pali (marciti) che non sostengono più nulla…

 



·        profusione di passerelle, ovviamente in corten, messe in opera un po’ a caso per ampliare la passeggiata domenicale dei trevigiani; le passerelle devono essere elementi eccezionali e funzionali ad uno scopo didattico e non elementi estranei per poi fare aree attrezzate in golena dove mettere capre, conigli o giostrine…

Anche i percorsi pedonali, che devono certamente garantire la percorribilità ai disabili, non devono essere l’elemento cardine della progettazione, ma devo essere inseriti nel verde della golena, che si allagava in caso di pericolo; fare una stradina in misto naturale cementato è  forse funzionale, ma storicamente molto poco accettabile.

 

·        interventi per garantire l’accesso pubblico alle Porte: a Porta SS.Quaranta non si entra se non si passa dal dentista… E’ mai possibile?



Quello che so del progetto….

Spero che gran parte dei soldi serva per il restauro della parte in muratura e non siano sprecati soldi per elementi progettuali incongrui.

Ho poche speranze perché lo stesso bando PNRR impone alcuni requisiti di “funzionalizzazione”, anche se si dovrebbe discutere della funzione attuale di un sistema bastionato: ma potremo andare lontano o da nessuna parte, visto che è solo importante fare qualcosa. Senza nemmeno capire perché lo si fa.

MURA AUTO ASSEDIATE

 Sono arrivati i fondi ed il progetto per il restauro delle Mura di Treviso e non possiamo che esserne soddisfatti, visto lo stato di degrado, prossimo al crollo di alcune porzioni in zona bastione del Castello in cui si trova le cinta muraria.

La conservazione del patrimonio storico e culturale è un obbligo e dovrebbe essere una questione che va oltre le appartenenze di partito, mentre invece la manutenzione periodica è sempre solo un fastidio e il mantenimento delle Mura è ormai secondario anche per i partiti nati per “difendere la gloria della Serenissima Repubblica” a colpi di tanko…

Il progetto PNRR impone tempi assurdi sia di progettazione che di realizzazione dei lavori perché in Italia (e quindi anche nel Veneto) non siamo in grado di ragionare su opere e programmi che vadano oltre il mandato elettorale di una giunta.

Dobbiamo sempre fare interventi per emergenze o per grandi opere con commissari e procedure straordinarie perché pare impossibile avere una buona amministrazione, almeno su temi che non dovrebbero essere divisivi.

Il restauro delle Mura è merito di Conte? Di Manildo? Di Gentilini? Tra i tre, sceglierei l’ultimo che negli anni 2000 promosse la ricerca di sponsor per il restauro della cinta tra bastione San Marco e Porta SS. Quaranta, ma, in realtà, non è merito di nessuno: è un obbligo su cui siamo sempre in ritardo e basta vedere la piante di alianto e fico che crescono sulle Mura al bastione del Castello.

Si proceda quindi con il restauro della cinta muraria, ma ricordando che le Mura di Treviso non sono solo il muro in mattoni ed il terrapieno, ma sono un prototipo di mura, pensato da Frà Giocondo, su un’idea di Leonardo da Vinci, che comprendono molti altri elementi (golene, muro di controscarpa, rivellino, gallerie sotterranee) e soprattutto l’acqua, che era il primo e più efficace elemento di difesa e protezione per fermare le cannoniere, che, per fortuna, non sono mai arrivate a minacciare Treviso.



Come vedete nella figura sopra riportata, nel 1500 la città poteva essere assediata dalle cannoniere (che non arrivarono mai), mentre oggi siamo auto-assediati, proprio nel senso che sono le auto che ci assediano e non ce ne libereremo mai, se non si inizia a discutere di una diversa mobilità.

Le palle di cannone potevano far morti, ma non lo fecero… Le più insidiose polveri sottili invece i morti li fanno per davvero: piano, senza rumore, ma agiscono con tenace continuità alimentata dalla nostra pigrizia e dall’assenza di idee della politica.

Un restauro efficace e proprio delle Mura dovrebbe riprendere, almeno in parte, questi temi, trovando il sistema per ripristinare l’insieme di questo sistema organizzato di difesa.

Speriamo nel progetto, che non ho visto, ma temo, considerati i tempi concessi, che non ci sia nulla di questo perché servirebbero indicazioni progettuali precise da parte della Committenza, dibattito pubblico tra esperti e scelte politiche, che non sono certamente nelle corde di questa amministrazione, che al massimo può gestire l’ordinaria amministrazione.