"Ogni cosa era piu' sua che di ogni altro perchè la terra, l'aria, l'acqua non hanno padroni ma sono di tutti gli uomini, o meglio di chi sa farsi terra, aria, acqua e sentirsi parte di tutto il creato." (Mario Rigoni Stern)

venerdì 23 aprile 2010

RENZO PIANO E GLI ALBERI

Riporto di seguito un interessante articolo di Renzo Piano sul rapporto uomo-città-natura e sull'importanza degli alberi in città uscito ieri sul Corriere.
L'architetto finalmente capisce cio' che il nostro Gentilini dice da anni e diventa un suo emulo... Il bosco del respiro (che non so ancora dov'è) diventa il sogno che Treviso ha e Milano no!!



Milano rinuncia agli alberi di Piano. Io, Abbado e la città: un sogno che finisce

Le città sono immobili. Talvolta bellissime, ma immutevoli come le pietre di cui sono fatte: sono i suoni, gli odori, la gente e gli alberi ad animarle. Tutto ciò che è effimero e cambia le rende sempe nuove e inattese, le tiene vive. Mi chiedo cosa sarebbe a Parigi Place des Voges senza i tigli.

Ci passo sotto tutte le mattine andando in studio, scandiscono il passare del tempo e il susseguirsi delle stagioni: è una delle tante cose che gli alberi fanno in una città. Mi domando se continuerei lo stesso a passarci ogni mattina, oppure se cambierei strada per incontrare altri alberi. Un delicato gioco d’equilibrio, un’alchimia tra durevole e passeggero; forse è questo il segreto di una città felice? Sono architetto, e naturalmente sono innanzitutto sedotto dalla città costruita: la sua è una bellezza edificata dal tempo. È il tempo che rende le città così complesse e così ricche, specchio come sono di infinite vite vissute tra le loro mura. Le città belle sono una delle più straordinarie e complesse invenzioni dell’uomo, veri monumenti allo stratificarsi del tempo. Ma sono gli alberi a scandire il tempo che ha reso belle queste città. Sono loro la finestra aperta sul ciclo della natura, che poi è anche il ciclo non eterno della nostra vita. E ci ricordano che anche noi facciamo parte della natura, con tutte le conseguenze del caso. Per questo guardare un albero in un dialogo silenzioso è una piccola ma profonda seduta di autoanalisi. Un momento di silenzio e di meditazione, una breve pausa dedicata allo spirito. Con gli alberi si stringe un patto di complicità contro il tempo che passa. Si scambiano promesse alla fine di ogni stagione, e ci si dà appuntamento al ritorno di quella successiva. Piantare gli alberi in città è un gesto d’amore, ma è anche un gesto generoso che altri godranno dopo di te. Nel farlo sai che solo tra cinquant’anni quell’albero sarà adulto e svolgerà la sua straordinaria missione. Se ne era già accorto Cicerone quando scriveva «Serit arbores, quae alteri saeclo prosint» (i vecchi piantano alberi che gioveranno in un altro tempo).

Niente di nuovo, ma non bisogna dimenticarlo. Sembra un gesto umile e semplice ma è un gesto carico di significato e di fiducia nel futuro. Ci sono alberi antichissimi, come il pino di Matusalemme in California o l’abete rosso Old Tjikko al confine tra Svezia e Norvegia, che sono cresciuti quando l’uomo non aveva ancora inventato la ruota. Neppure il deserto del Sahara esisteva, e l’Europa del Nord era mezza coperta dai ghiacciai. Italo Calvino, cresciuto col padre botanico sulle alture di Sanremo, fa vivere la sua intera vita al giovane Barone Rampante sugli alberi di Valle Ombrosa, in Liguria, per ribellione e per scelta poetica. Ed il giovane Barone vive, si innamora, milita e viaggia sino in Spagna senza mai scendere dagli alberi. Straordinaria metafora della magia degli alberi, che anche in città rappresentano una parentesi di trascendenza… Ma la città ha bisogno di alberi anche per una ragione molto più pratica e concreta. C’è un effetto termico detto effetto città per cui la pietra, i mattoni e l’asfalto si infuocano d’estate elevando la temperatura media di 4/5 gradi. Questo effetto è enormemente mitigato da un importante presenza di alberi e dal loro fogliame. L’ombra sotto gli alberi non crea solo uno straordinario spazio urbano e sociale, ma abbassa anche la temperatura in modo considerevole. Gli alberi contribuiscono anche a modificare l’umidità relativa verso un maggior conforto fisico. Infine collaborano, come è noto, all’assorbimento del CO2 emesso dal traffico. Per fare un esempio, 100mila alberi compensano lo smog prodotto da 5.000 automobili. Se vogliamo quindi che le città diventino luoghi più vivibili, e che non facciano pagare un eccessivo prezzo al loro essere luoghi di vita associativa e di scambio, allora hanno anche bisogno degli alberi che così assumono un ruolo tutt’altro che decorativo.

Ho lavorato su questo tema, come architetto e urbanista, in molte città in giro per il mondo, fianco a fianco con straordinari botanici e uomini di scienze. Mi sono sentito dire che gli alberi in un contesto urbano hanno bisogno di terra per le radici, e gliela abbiamo data. Mi sono sentito dire che gli alberi in città soffrono, e abbiamo trovato il modo di farli stare bene. D’altronde, se soffrono gli alberi figuriamoci la gente e i bambini. Mi hanno fatto notare che alcuni alberi provocano allergie, e abbiamo selezionato piante che non emettono pollini. E poi che perdono le foglie, e bisogna raccoglierle: giusto. E poi che coprono le insegne dei negozi: vedete voi. E infine, che rubano spazio ai parcheggi per le automobili. E su questo hanno ragione: gli alberi prendono inevitabilmente il posto dei parcheggi e del traffico automobilistico. Ma è proprio quello che ci vuole: questo è l’aspetto più importante, nella visione umanisticamente corretta delle nostre città nel futuro. Occorre assolutamente salvarle dal traffico e dall’enorme quantità di parcheggi che le stanno soffocando. Più parcheggi si fanno e più traffico si attira, come la fisica insegna. Alcune città più dotate di trasporti pubblici l’hanno capito: a Londra è vietato costruire parcheggi in centro, a Stoccolma per disincentivare l’uso dell’auto una fermata del tram non è mai più lontana di trecento passi, e se il mezzo non arriva entro venti minuti il passeggero mancato ha diritto al taxi gratis. Occorre mettere tutte le risorse per costruire trasporti pubblici e dotare le nostre città di parcheggi di cintura. È chiaro che gli alberi in città hanno un ruolo importante in questa visione. C’è chi, cinicamente, dice che questo non avverrà mai. Scommettiamo che sì? È ormai inevitabile: spendiamo meno in parcheggi e sottopassi, e investiamo nel traffico pubblico.

E poi costruiamo una cintura verde come baluardo alla crescita scriteriata ai bordi delle città, rinforziamo i parchi urbani, cogliamo ogni possibile occasione di riconversione industriale o ferroviaria per aumentare gli spazi verdi e sfruttiamo ogni occasione ragionevole per dotare di alberi le strade, le piazze, i viali dei centri urbani. Così salveremo le città. Insomma, bisogna piantare alberi nelle città, e bisogna farlo con le Soprintendenze, perché si deve valutare ogni volta il rapporto sottile tra la città costruita, storia e monumento, e l’effimero degli alberi che cadenzano le stagioni. Gli alberi così fragili e vulnerabili diventano testimoni di una rivoluzione che è ormai irrinunciabile. Cito ancora Calvino, che nelle Città Invisibilici esortava a riconoscere in ogni città, anche la più brutta, un angolo felice. E in un angolo felice c’è sempre un albero.

Così quando Claudio Abbado, con la sua ormai famosa richiesta di remunerare «in natura» il suo ritorno alla Scala, mi chiese di aiutarlo a piantare alberi a Milano risposi con entusiasmo. Non solo perché c’e un nesso tra gli alberi e la musica (ambedue nel segno della leggerezza, del momentaneo e del passeggero) ma anche perché sono metafora di una visione diversa del futuro nostro e delle nostre città bellissime. Certi progetti hanno bisogno di un grande disegno e non sempre le amministrazioni ne sono capaci. Ho pensato che con gli alberi a Milano si potesse ricreare quell’equilibrio che è il segreto di una città felice. Anche perché si sta preparando all’Expo 2015, proprio sul tema della natura e della sostenibilità. Purtroppo devo prendere atto che la città di Milano non intende proseguire su questa strada. Peccato.

Renzo Piano
22 aprile 2010

domenica 4 aprile 2010

CONSIGLIO COMUNALE 31-3-2010 SU INTERVENTI VIARI


RIASSUNTO CONSIGLIO COMUNALE DEL 31.03.10


  1. Il consigliere signora A. Tocchetto ed un altro suo collega, chiedono la sospensione dei lavori in Strada del Cornaino per stornare il denaro sufficiente al fine di eseguire la rotonda in via Cisole/Feltrina, come da norme sulla viabilità ed in un unico cantiere, come proposto dai cittadini.
Proposta negata dal Presidente senza discussioni o alternative.


  1. Subito dopo, il consigliere L. Caldato interviene ancora due volte per illustrare e segnalare la pericolosità esistente e quella rimanente, dopo l’intervento col progetto attuale di una rotonda non a norme.
L’assessore Basso insiste che la sua fiducia è totalmente posta nei suoi tecnici e quindi ribadisce che saranno effettuati due cantieri/interventi, ignorando le proposte dei cittadini firmatari e dei consiglieri.
Il primo è di eseguire la rotonda come da modelli matematici dei suoi tecnici e successivamente, con un secondo cantiere, sarà eseguita la mini bretella per condurre la via Cisole ad immettersi nella rotonda appena costruita. Afferma che le risorse ci sono (ha 185.000 €) e che i due cantieri saranno ravvicinati uno all’altro (nel frattempo si circolerà come da loro deciso).
Non è in grado di comunicare ai cittadini il tempo che intercorrerà tra un cantiere e l’altro.
Afferma che, a tutt’oggi, il Comune non ha ancora contattato i proprietari del terreno per la porzione necessaria alla bretella, sia per l’esproprio sia per un qualsiasi accordo in merito, giustificandosi che si tratta di avviare una nuova procedura amministrativa del Comune. Fatto questo, assicura, si aprirà il secondo cantiere.



Nota personale: mi sembra che l’ass. sia indeciso o un po’ in confusione per i costi ed i tempi dei due cantieri, oppure si è accorto dello sperpero che sta facendo, ma non può rinnegare i suoi tecnici che difendono a denti stretti questa “loro” urgente soluzione, non allineata col progetto iniziale.
Oppure c’è qualcosa che sfugge alla logica della chiarezza e qui il campo è imprevedibile e vasto.

Resoconto di ennio tiveron

sabato 27 marzo 2010

LASCIATE STARE STRADA DEL CORNAINO...

Martedì sera abbiamo saputo che l'Amministrazione Comunale intende approvare durante il prossimo Consiglio Comunale del 31-3 p.v. il progetto preliminare di Strada (non via) del Cornaino a Santa Bona per una spesa di quasi trecentomila euro.
Stavamo discutendo nei locali della Parrocchia di Monigo sulla lettera del 22-3 dell'Assessorato LL.PP. che spiegava di non avere i fondi ed il tempo per l'esproprio di un angolo di terreno per fare una rotatoria completa tra SS. Feltrina e via Cisole, ma invece si faranno i..

Non abbiamo visto il progetto predisposto, ma il solo titolo fa temere il peggio e basta l'esperienza di via Sovernigo per diffidare!
Strada del Cornaino non ha bisogno di alcun allargamento; al massimo serve una pista ciclabile, un parcheggio per il cimitero, i sottoservizi ed un rifacimento del manto.


Non si tratta certamente di un intervento essenziale ed è difficile intuire la logica puo' dare priorità ad un simile intervento su una strada a senso unico di campagna che dovrebbe essere solo tutelata come residuale testimonianza del nostro paesaggio perduto. Un allargamento che non serve e porterà solo maggior traffico piu' veloce, complicando non poco le due immissioni sulle strade che via del Cornaino collega.
I modelli del mobility manager hanno verificato tale problemino?
Non ci sono spiegazioni logiche e siamo convinti che anche in questo caso, qualche piccolo ras di quartiere avrà “sensibilizzato” la giunta, salvo poi “pentirsi” ad intervento completato, come ha fatto il Consigliere Moretto per via Sovernigo.

Chiediamo ai Consiglieri comunali tutti di richiedere il rinvio dell'intervento su strada del Cornaino e lo storno della somma prevista per realizzare una rotatoria come dio comanda sull'incrocio Feltrina-Cisole.
Invitiamo anche l'Assessore Basso ad avviare le procedure di esproprio per parte dell'area Eredi Carniato (fu Poldo) che consente di realizzare una rotonda seria e non una “porcheria” come quella predisposta ed approvata, prima di dover strillare per altri incidenti e piangere per altri morti.


Chiediamo ai Cittadini che hanno sottoscritto la petizione per la rotatoria su Feltrina-Cisole di partecipare al Consiglio Comunale del 31-3-2010 per esprimere tutto il loro dissenso per tali (assurde) decisioni, che contraddicono quanto scritto dallo stesso Assessore il 22-3 u.s. relativamente all'impegno per “ridurre il differenziale temporale tra la rotatoria parziale ed il suo completamento” sulla Feltrina.

SALVIAMO STRADA DEL CORNAINO


sabato 20 marzo 2010

VILLA FRANCHETTI E FONDAZIONE (IMMOBILIARE) CASSAMARCA

Il Terraglio poteva diventare un parco, poteva essere un'attrazione turistica. poteva....
Ora il Terraglio, strada di straordinaria importanza storica e culturale, sembra destinato a diventare un'ennesimo anonimo stradone intasato dal traffico, che sarà meglio raddoppiare ad est e magari anche ad ovest!!.

Il progetto di legge presentato nel 2007 è una foglia di fico per molti, che teoricamente disquisiscono di "valorizzazione..." e poi dal lato pratico “lavorano” proprio finalità opposte.

In questo desolante panorama politico, dove poche voci dicono quello che pensano, operano anche “strani” soggetti, che, con lo scudo di una presunta “pubblica utilità”, si comportano come promotori immobiliari, decidendo la politica urbanistica dei Comuni.
Gli accordi di programma che Fondazione Cassamarca ha stipulato con i comuni di Preganziol e Casier propongono un intervento di fortissimo impatto urbanistico assolutamente scoordinato dalla viabilità esistente e futura (SMFR) e passano, nella sostanza, al di sopra della testa dei cittadini, delegando le scelte ad un gotha che ai autoperpetua da 25 anni nell'acquiescenza di chi dovrebbe essere delegato da noi a governare.

Italia Nostra, sezione di Treviso, intende approfondire pubblicamente la problematica di Villa Franchetti e dell'ex area Secco, come simbolo di come si trasforma una zona di particolare pregio ambientale ed architettonico del territorio in assenza di contradittorio.
Chiederemo pubblicamente a tutti coloro che condividono tale preoccupazione di unirsi per valutare il progetto della Fondazione Bancaria, dove la valorizzazione del patrimonio comune sembra l'ultimo dei pensieri del promotore...

In fondo non siamo “paròni a casa nostra”!!
Quindi almeno la discussione sui progetti del Principe sarà possibile, o no?

IL (progetto del) PARCO DEL TERRAGLIO


Nel febbraio 2007 un gruppo eterogeneo di Consiglieri Regionali (da Atalmi a Sernagiotto passando per Bettin, Bottacin, Causin, Bond, ecc..) presentano un Progetto di Legge per “l'istituzione del Parco del Terraglio”.
Considerando l'antica bellezza, il numero ed il valore delle ville e dei loro parchi, il nome con cui era chiamato (“giardino di Venezia”), si poteva pensare che la proposta fosse finalmente un riconoscimento dell'importanza storica e culturale di questo antico percorso: la prima strada di terra costruita dalla Repubblica, tesa ad espandersi anche in terraferma, a costruire lo “Stato di Terra”.
Certamente non è facile immaginare un “Parco del Terraglio”: abitazioni, negozi, supermercati, grandi e piccoli alberghi hanno fatto scomparire il paesaggio agricolo che esisteva tra una villa e l'altra e, soprattutto, 40.000 automezzi che ci passano quasi ogni giorno, festivi esclusi.
40.000 automezzi sono 1.166 all'ora, 27 al minuto, 1 ogni 2 secondi, mediamente, cioè giorno e notte. Nelle ore di punta: un caos!
La Regione ha un rimedio: fare SMFR (che significa Servizio Metropolitano Ferroviario Veneto): un servizio che collega il Trevigiano con il polo di Venezia, veloce, frequente, con nuove stazioni, eliminazione dei passaggi a livello.
E poi c'è il Terraglio Est su cui convogliare il traffico pesante. Peccato che abbia alcune strozzature, che passi per il centro di Dosson e che faccia fatica ad innestarsi nella tangenziale di Treviso, che sia troppo stretto, ma c'è (il progetto).
Per ora, per inciso, anche SMFR è un progetto ed i pendolari conoscono bene come funziona l'attuale servizio ferroviario.
Anche il Progetto di Legge resta un progetto: conclusa la legislatura sarà chiuso in un cassetto e lì resterà.

Ne sentite per caso parlare in campagna elettorale?

L'articolo è stato inviato ai quotidiani che o l'hanno ignorato (Tribuna) oppure l'hanno tagliato (il Treviso) in modo da renderlo incomprensibile... Berto è anche diventato Presidente di Legambiente... Per fortuna che ho spedito la mail dal sito di Italia Nostra. La qualità dell'informazione è grande!!

domenica 21 febbraio 2010

AAA ROSPISTI CERCANSI

Le intense piogge danno il via al risveglio ed alla migrazione dei rospi e di molti altri anfibi, partite anche le operazioni di salvataggio.  La LAC invita tutti i cittadini di ogni provincia d’Italia a monitorare gli eventuali siti di migrazione dei rospi.
Le intense piogge di questi giorni e l’aumento delle temperature hanno dato il via, con un modesto anticipo rispetto allo scorso anno,  al risveglio dal letargo e alla migrazione dei rospi e di molte altre specie di anfibi.
Migliaia di questi piccoli animaletti, preziosi indicatori di un ambiente non ancora compromesso, effettuano degli spostamenti per raggiungere gli stagni dove riprodursi deponendo le uova.
Ogni anno i volontari della LAC, dell’ENPA e molti volenterosi cittadini partecipano al salvataggio dei rospi comuni (Bufo bufo) in provincia di Treviso, nel comprensorio del Montello (Comuni di Crocetta, Montebelluna, Volpago e Nervesa), dei Laghi di Revine (Comune di Revine, Cison di Valmarino) e  Segusino, in seguito alla loro migrazione che di norma avviene a marzo, per sottrarli alle stragi causate dalle automobili mentre attraversano le strade.

I rospi comuni (Bufo bufo) di norma agli inizi della primavera nel raggiungere gli stagni e i corsi d’acqua attraversano le strade rimanendo spesso vittime delle automobili; infatti questi anfibi migratori, si muovono in particolari periodi dell’anno e in particolari fasce orarie, quando i valori della temperatura e dell’umidità si alzano con le prime piogge, uscendo dal letargo invernale alla ricerca di stagni e pozze dove deporre le uova; ciò accade di norma nei mesi di marzo ed aprile e nella fascia oraria che va dalle 18.00 alle 23.00.

Svolte le loro funzioni riproduttive ritornano nelle aree di origine seguiti, quattro mesi dopo, dai piccoli, che per la prima volta raggiungono un luogo adatto per rimanervi fino al raggiungimento dell’età adulta pari a 5 anni: solo allora cominceranno a loro volta le annuali migrazioni che possono arrivare a distanze di 2-3 chilometri.

I rospi sono gli anfibi che maggiormente diventano vittime del traffico, ciò a causa del loro attaccamento al luogo d’origine, ai percorsi di migrazione, alla lentezza dei movimenti e soprattutto al fatto che attraversando la strada, al contatto con l’asfalto ancora caldo, si fermano quasi inebriati.

In questi ultimi giorni i volontari hanno installato nei vari siti centinaia di reti di protezione utili per fermare i rospi prima di attraversare la strada.

Solo nella serata del 19 febbraio sulla strada panoramica del Montello i volontari hanno salvato dalle ruote delle auto 360 rospi e 270 rane.

Gli interessati e aspiranti salva rospi possono telefonare ai coordinatori del Progetto Rospi:
 Alessandra  cell. 349 6641147 per l'area del Montello;
 Adriano 347.5931683 per Revine, Michelangelo, 348.2207051, per Segusino
oppure scrivere alle sedi trevigiane di Enpa e LAC:  treviso@enpa.org , lacveneto@ecorete.it.

Andrea Zanoni presidente della Lega abolizione caccia del Veneto ha dichiarato: “Invitiamo tutti i cittadini che amano la natura e l’ambiente ad attivarsi munendosi di guanti in lattice, secchi, torce elettriche e giubbini rifrangenti per intervenire nei luoghi di migrazione di questi animaletti, si tratta di una esperienza unica che può riservare sorprese e dare molte soddisfazioni. Invito poi le associazioni ed i cittadini a monitorare questo fenomeno che molto probabilmente sarà comune a moltissime province italiane al fine di organizzare ovunque quanto facciamo da anni qui in provincia di Treviso”.

Sul sito www.lacveneto.it possono essere scaricate fotografie del salvataggio dei rospi consultando le voci: “VARIE”, “ALBUM”, “ROSPI”; inoltre si può approfondire il fenomeno della migrazione naturale dei rospi e la nostra attività di salvataggio consultando la voce “ATTIVITA”, “PROGETTO ROSPI”.