"Ogni cosa era piu' sua che di ogni altro perchè la terra, l'aria, l'acqua non hanno padroni ma sono di tutti gli uomini, o meglio di chi sa farsi terra, aria, acqua e sentirsi parte di tutto il creato." (Mario Rigoni Stern)

giovedì 31 luglio 2014

SE PIOVE, CHIUDETE LE FINESTRE O CROLLA TUTTO (Cassamarca dixit)

IL COMPLOTTO DELLA PIOGGIA FA CROLLARE CASSAMARCA

Ogni tanto ci ricordiamo che a Treviso esiste un soggetto che ha in mano una buona parte della città e lo sta lasciando andare in malora.
L?ex Distratto Militare che crolla è solo uno degli esempi di un patrimonio pubblico ceduto ad un soggetto praticamente fallito che cerca solo di venderlo al miglior offerente.

Patetica la giustificazione addotta da Fondazione Cassamarca per giustificare il crollo di una porzione di tetto avvenuta giorni fa: “infiltrazioni abbondanti da un abbaino avvenutenegli ultimi giorni...” come se bastasse una settimana di pioggia a far marcire e crollare un tetto.

Questa semplice dichiarazione dimostra il disinteresse e l'arroganza di questo istituo che avrebbe da tempo essere stato messo in mora e commissariato per limitare gli ultimi danni.

Invece continuaiamo ad assistere ad un balletto di convenevoli che somiglia al famoso ballo del Titanic.. prima dell'incontro con l'iceberg!

POLMONE VERDE A CHI?

CITTADELLA DELLA SALUTE: UN POLMONE VERDE?
La propaganda dell'Azienda Sanitaria cerca di dare un mano di verde (non leghista al progetto da 250 milioni di euro) che, non rispettando le leggi urbanistiche ordinarie ha dovuto andare in doroga in Consiglio Comunale con l'ossequioso placet di una maggioranza che, diversamente da Bitonci, si acocntanta di qualche soldo in cambio del “via libera”.

Interessanti le precisazioni riportate dal Gazzettino di ieri che in sostanza dicono:
  • non c'è nessun raddoppio della cubatura ma solo dell'area verde ed infatti la richiesta di aumento dell'indice di edificabilità è stato fatto solo “per prudenza” (!!!);
  • il verde aumenterà, ma non sono riusciti con 300.000 mq a disposizione (cioè 60 campi di calcio di terreno edificabile) a restare a 20 metri dal Sile come tutti i normali cittadini;
  • tutto diventerà un bellissimo “polmone verde” con l'unico difetto che diventeranno neri i polmoni dei residenti della zona, che subiranno l'aumento di traffico, che ancora non spiegano come sarà gestito.
Queste assurde precisazioni non fanno altro che dimostrare (escusatio non petita, accusatio manifesta) che la coda di paglia dell'azienda sanitaria è lunga chilometri...
Spieghino per esempio come hanno fatto a fare una gara d'appalto con un progetto che non aveva la conformità urbanistica... ma questi sono i misteri che noi umani non capiremo mai.

ASIMMETRIA OSPEDIALIERA

In questi giorni ho osservato l'evoluzione dei progetti ospedialieri regionali in due città capoluogo che erano destinate a fondersi in una metropoli: Padova e Treviso.

A Treviso è stato approvata una variante urbanistica in deroga, cioè non rispettando le normali norme che tutti dovrebbero rispettare, con pressioni forti del Governatore Zaia per un progetto da 250 milioni di euro.

A Padova un progetto tre volte piu' grande (650 milioni di euro) viene cestinato perchè il Sindaco Bitonci “vuole rispettare gli impegni presi in campagna elettorale con i suoi elettori” ed il Governatore Zaia archivia la pratica e mette nel salvadanaio i 50 milioni di euro già stanziati in attesa che il Comune decida.

Senza entrare nel merito della questione ospedaliere, pensavo che si evidenziasse questa anomala assimetria di comportamento con un governo locale di centro sinistra sferzato da Zaia che si adegua pur esprimento qualche dubbio e un governo locale leghista che manda all'aria un polo ospedaliero universitario organizzato e gestito proprio dalla Regione!!.

ATTENDO I  TITOLONI SUI GIORNALI ED I COMMENTI DEGLI ANALISTI..


lunedì 28 luglio 2014

PROVINCIA E "CANOVA": OPERAZIONE "VOLO IN SALMI'.."

Dopo le nutrie, le folaghe ecco che la Provincia di Treviso (prima di defungere) dichiara guerra alle lepri!!

L'operazione denominata "VOLI IN SALMI'...." pare sia stata guidata nientepopodimeno dall'assessore Lorenzon, che armato di carote e casseruola, pancia a terra, si è messo nella notte a caccia degli animali che minacciano la sicurezza dei voli!!

La Provincia non  vedeva l'ora di intervenire con un’apposita battuta di caccia notturna, approfittando della parentesi oraria in cui in cui il traffico aereo sulla pista del Canova di Treviso dovrebbe essere vietato, ma non si sa mai perchè i divieti per AERTRE sono un optional.

Decine gli esemplari di leprotti, pare appartenenti al Comitato per la Riduzione dell'Impatto dell'Aeroporto, che vivono in zona decollo con tanti Dante Faraoni...
Le lepri si sa trombano come ricci.... e quindi gli esperti della Provincia cercano anche i ricci...

Pare che uno dei motivi della questione sia il fatto che il Sile ha deciso di scorrere proprio vicino ad un importante infrastruttura sconvolgendo i piani di sviluppo di Marchi, che insieme con Dio, voleva farlo scorrere piu' a nord, ma poi hanno litigato come fa sempre il patron di SAVE con tutti...

«Anno dopo anno quindi, le lepri del Canova, come i palestinesi di Gaza in fuga durante il giorno per il via vai dei velivoli, sono andate nei tunnel e non avendo la televisione, passano il tempo trombando a piu' non posso e quindi si moltiplicano..."

La caccia è scattata alcune notti fa, dopo che la Provincia aveva armato tutti i membri del gruppo di cattura (una ventina di persone) di torce elettriche da speleologia, carote, casseruole e foto segnaletiche. Risultato? Da record: oltre 60 esemplari di lepri finiti nella rete insieme a due nutrie e 4 talpe ed ora sono... pronti per la padella.
Tutte lepri residenti al Canova hanno chiesto asilo politico presso la mensa di Eurogroup piuttosto che finire in pasto ai padani...


domenica 27 luglio 2014

LA BANALITA' DEI PASSERI

Chi mai li aveva presi in considerazione i passeri: chi mai li aveva cantati, evocati, celebrati. I passeri erano banalità domestica, grigiore quotidiano e urbano: questo erano i passeri fino all’altro ieri. Perché nessuno, ma proprio nessuno, in questa società che non cessa di celebrare le proprie mediocrità e i propri insulsi ed effimeri eroi, si è mai accorto di quanto i passeri fossero importanti.
Sospetto sia stato per questo, proprio per questa ragione, che i passeri ad un certo punto hanno deciso di scomparire. Poco a poco, silenziosamente, i passeri hanno cominciato ad eclissarsi; ad abbandonare la scena e a darci il benservito. Ma a quel punto, nel momento stesso in cui le albe, i cortili e i tetti sono diventati silenziosi: in quel preciso istante, ci si è resi conto di quanto i passeri fossero importanti.
All’improvviso il popolo, la gente, i cittadini, hanno realizzato che il venir meno di questo banale “arredo vivente” della loro quotidianità, aveva creato un vuoto e un silenzio eccessivi, spegnendone la vitalità e le musiche che la rendevano gradevole. Ci si è cioè resi conto di quanto fossero importanti i “passeracci” che nella Roma capoccia di Venditti “so’ usignoli”, o di quelli che riempivano di musiche indefinibili i pomeriggi azzurri dell’estate in cui si cercava “un po’ di Africa in giardino, tra l’oleandro e il baobab” per dirla alla Celentano.
Per questo, noi, ora, abbiamo voluto ricordarli ai nostri concittadini: perché i passeri erano la musica di fondo dei nostri momenti d’ozio, delle nostre pene d’amore adolescenziali, dei lunghi pomeriggi estivi dell’infanzia e persino dei giorni trascorsi a letto, in attesa che la febbre si spegnesse. Per questo desideriamo ringraziarli: per essere stati un “banale arredo vivente” della nostra vita. Lo stesso di cui ora, nel momento in cui ci interroghiamo sulla loro scomparsa senza trovare risposte scientificamente attendibili, avvertiamo una grande, irrimediabile nostalgia.

Ma cosa mai è accaduto a Passer domesticus.
La domanda è impegnativa e tale per cui, non solo non sono disponibili risposte immediate, ma si richiedono ricerche specifiche. In Gran Bretagna, ad esempio, il quotidiano londinese Independent ha offerto un premio di 5.000 sterline (oltre 16 milioni di lire) al primo articolo scientifico scritto per svelare il mistero. La giuria sarà composta dalla Reale Società per la Protezione degli Uccelli e dalla Fondazione Britannica per l’Ornitologia.
Questo significa che il problema è serio e le cifre lo confermano, se è vero che il calo europeo della popolazione di questa specie ha raggiunto un valore del 65%.
Noi non abbiamo risposte, ma qualche ipotesi la possiamo comunque azzardare, per quanto possa sembrare scontata:
Si tratta, probabilmente, di una serie di concause, ciascuna delle quali ha contribuito a rendere meno favorevoli le condizioni di vita del passero nelle nostre realtà urbane e rurali e soprattutto in queste ultime. Si è trattato probabilmente di un decremento vistoso di nicchie d’habitat idonee alla specie, di sostanze chimiche impiegate in agricoltura (spesso quelle “nuove” manifestano esiti sconosciuti alla scienza e a distanza di decenni, per accumulo) e di patologie virali, magari trasmesse da qualche commensale del passero stesso.
A proposito di nicchie d’habitat idonee, vorremmo sottolineare come la nuova architettura, urbana e rurale, sia in assoluto antitetica alle specie animali (non solo uccelli) che per millenni hanno convissuto con l’uomo, condividendone gli spazi di vita e offrendogli, gratuitamente, una nota di bellezza e di vitalità. Pensiamo ai rospi smeraldini, alle lucertole, ai rondoni, alle civette, ai barbagianni e, appunto ai passeri. Nei nuovi mastodontici edifici progettati dai grandi architetti (sempre autoreferenziali) non c’è spazio che per uomini spaesati e privi di identità e le facciate in cristallo sono spesso trappole mortali per i piccoli volatili. 
Non sarebbe allora il caso di inserire nei corsi di architettura, delle nostre malandate facoltà universitarie, un laboratorio per un’architettura compatibile che prendesse in considerazione anche la piccola fauna selvatica urbana?
Di certo i “passeracci” ringrazierebbero. 

(riflessione di Michele Zanetti, presidente Associazione Naturalisti Sandonatesi)

sabato 26 luglio 2014

ECCO PERCHE' E' NECESSARIO TUTELARE E NON SOLO "INDIRIZZARE"...

Ecco perchè non bastano gli ATTI DI INDIRIZZO...






Il luogo è in via della Madonnetta, dopo il sottopasso ferroviario e a 100 mt dalla chiesetta, davanti al civico 32 ed in fianco al civico 21.
Nel PRG vigente  è in area produttiva, ecc (in realtà in quel luogo doveva essere costruita una grande casa di riposo per cui l'area è stata dotata di acquedotto e collegamento alla fognatura a spese pubbliche).
Nella tav. A23A del PAT  è indicata come "area boscata o in evoluzione"; non è SAU e nella tav.4 del PAT è bianca.

Il "disboscamento" è stato fatto fatto con trattore e macinamento del legname.


Sul tema il Consigliere Comunale MARISTELLA CALDATO ha già chiesto chiarimenti...
 
 Al Vice Sindaco della città di TREVISO
Alla Comandante Polizia Locale del Comune di TREVISO – Dott.ssa Federica Franzoso

Egregi Signori,
Sono a porre in evidenza alle SS.LL, per quanto di rispettiva competenza, degli accadimenti segnalati da diversi cittadini.
In Via Acquette, località Maddonetta, passato il sottopasso, a sinistra, prima della chiesetta, in un lotto di terreno di circa 2000-3000 metri quadrati, adiacente ad altro privo di alberatura, nelle giornate di lunedì e martedì 14 e 15 luglio sono stati tagliati diversi alberi.
Trattasi, secondo quanto segnalato, di piante aventi quanto meno 20 anni, dove solo alcune, da un primo esame, parevano malate. Non è nota la destinazione del fondo oggetto di taglio degli alberi.
Secondo notizie assunte da un cittadino, che ha parlato, con persone presenti nel luogo e residenti nei dintorni, pare che, alcune settimane fa, alcune piante, probabilmente malate, siano cadute, recando danno ai fili dell’alta tensione, tanto da costringere la Polizia Locale (?) ad elevare sanzione ed imporre l’abbattimento di taluni alberi (?), circostanze, queste, da verificare, delle quali vorrei essere cortesemente edotta.
Il lotto di terreno oggetto di considerevole taglio sembra trovarsi vicino ad una particolare area di tutela ambientale, essendo collocato vicino al fiume Storga, circostanza anche questa da verificare, con conseguente giustificata preoccupazione da parte anche di molti residenti e cittadini.
Con la presente sono pertanto a richiedere alle SS.LL, per quanto di rispettiva afferenza, di verificare le circostanze sopra elencate, avendo cura di appurare se il taglio degli alberi possa essere considerato comportamento conforme alla normativa vigente in materia di tutela ambientale e dell’eco sistema correlato allo Storga. Prego altresì segnalare se vi siano stati o meno provvedimenti sanzionatori nei confronti del titolare del fondo.
Ringraziando anticipatamente, in attesa di un riscontro scritto in proposito, sono a porgere distinti saluti.
Maristella Caldato
Consigliere Anziano città di Treviso

FIRMA PER IL PARCO DELLA STORGA A SUONI DI MARCA

Il PARCO DELLA STORGA esiste di fatto in una piccola area vicino all'ex OP di Sant'Artemio, ma merita una maggiore tutela e maggior considerazione come spazio verde di "sviluppo" realmente ecosostenibile e per fare questo serve conoscenza, tutela e cura.

Un gruppo di cittadini riunitoi sotto la sigla GRUPPO DI LAVORO STORGA, a cui siamo da sempre vicini, ha presentato un'osservazione al PAT perchè questo luogo sia preservato in modo reale ed adeguato.

SI CHIEDE L'ISTITUZIONE DI UN PARCO URBANO-RURALE che tuteli entrambe le sponde del fiume che deve unire le terre e non essere solo segno di confine tra zonizzazioni urbanistiche differenti!!

Durante le serate di SUONI DI MARCA (dal 24 luglio al 10 agosto) ci sarà un gazebo presso l’ippocastano 43, a circa 50 mt a est dalla curva nord-ovest delle mura e quindi a metà circa di viale B. d’Alviano per informarsi e firmare una petizione.

Chi volesse puo' anche dare una mano al gruppo di lavoro per raccogliere le firme oppure puo' informarsi e diffondere le info consultando il sito sulla STORGA