Il rogo di ieri alla Vidori, azienda specializzata nello smaltimento dei rifiuti pericolosi, è solo l'ennesimo incndio che avviene in Provincia per non lasciare più di un dubbio sulla matrice sostanzialmente "mafiosa" di questo tipo azioni.
La magistratura indagherà e speriamo giunga a trovare i responsabili di questi gesti scellerati.
Quello che non è ammissibile è che un incendio, anche doloso, assuma proporzioni così rilevanti in una fabbrica con materiali così pericolosi. Le normative anti-incedio sono molto stringenti e prevedono compartimentazioni, rivelatori di fumo, impianti automatici di spegnimeto e mi pare impossibile che una simile azienda possa bruciare come un fuscello disperdendo in ambiente tutti quei veleni.
Anche queste sono responsabilità che vanno accertate.
Speriamo che tutto non si risolva dando la colpa ad un magazziniere come in rogi trevigiani.
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sabato 19 agosto 2017
domenica 21 maggio 2017
mercoledì 21 dicembre 2016
LA DEROGA PER GLI "AMICI"... ECCELLENTE!!
Riporto integralmente il "pensiero" dei Consiglieri della Lega Nord che, fieri e tronfi, annunciano di aver innovato la normativa urbanistica consentendo alle imprese eccellenti di derogare sostanzialmente a tutto...
Cosa sono le "imprese eccellenti"?
Beh, lo stabilirà una Commissione "ad hoc" costituita e nominata da chi? Da loro... e quindi è molto presumibile che saranno loro amici.
Praticamente si istituzionalizza la "deroga per gli amici"...
Più che "norma innovativa" direi che è una formalizzazione di quanto fa la mafia in Sicilia.
Come diceva un vecchio Presidente di Regione:" In Sicilia la mafia commette illeciti ed abusi, in Veneto gli abusi ed illeciti si mettono in legge..."
Economia - Montagnoli (LN) e Calzavara (Zaia Presidente) "Veneto primo in Italia ad agevolare le aziende eccellenti"
giovedì 12 maggio 2016
SOLIDARIETA' AL SINDACO DI LICATA
Ci uniamo al messaggio di solidarietà del presidente regionale di ITALIA NOSTRA Sicilia, Leandro Jannì, nei confronti del sindaco di Licata ANGELO CAMBIANO (nome omen...), che è stato oggetto di un vile attacco mafioso per la sua politica contro l'abusivismo.
mercoledì 22 agosto 2012
ESEMPIO “ILVA”: CHI INQUINA, PAGA ovvero SE I “TECNICI” AVESSERO LE PALLE...
La vicenda ILVA potrebbe diventare
simbolica del cambio di rotta in Italia, se fossimo in grado di dare
un'efficace soluzione alla complessa situazione. Provo a sintetizzare la questione
(forse banalizzando alcuni aspetti giuridici) per immaginare una
soluzione.
ILVA=ITALSIDER cioè lo Stato faceva a
Taranto quello che Riva scientificamente ha continuato a fare dal
1985: produrre acciaio senza preoccuparsi minimamente di quello che
succedeva alla città, all'ambiente, ma soprattutto ai tarantini.
Lo Stato lo faceva piu' o meno
inconsapevolmente e con il mito industrialista degli anni '70, Riva
ha proseguito per fare “danè” (“schèi, se dize in veneto”)
e lo ho fatto in modo consapevole e scientifico, ungendo a destra e
sinistra piu' centro per poter produrre senza intralci, complici
sindacati e partiti, schiavi del ricatto sui posti di lavoro.
E' accertato che Riva e i suoi sono
delinquenti ed hanno prodotto un grave, gravissimo danno personale ed
ambientale (vedere motivazione del Tribunale del Riesame), ma piu' che la galera, quello che interessa è il loro
patrimonio che deve essere subito sequestrato perchè servirà a
ripagare i danni alle persone ed all'ambiente.
Tecnicamente la fabbrica non è piu' di
Riva e quindi uno Stato vero dovrebbe prendere persone capaci e
metterle a Taranto a iniziare l'opera di bonifica piu' grande del
mondo con posti di lavoro non solo per Taranto, ma per tutta la
Puglia!
Chi paga? Intanto inizia a pagare il
sig. Riva con il suo patrimonio e poi, necessariamente, pagherà lo
Stato, che ritornerà “padrone” di un'industria primaria
bonificata.
Credo che al Governo ci sia qualcuno in
grado di “parlare alle banche” per avere soldi oppure alle banche
bisogna solo dare?
Io sono pronto ad acquistare un'azione dell'ILVA
PULITA e penso molti altri italiani lo siano.
Sarebbe anche il modo di far vedere
all''Europa, ed agli amici tedeschi in particolare, che se vogliamo
facciamo piu' e meglio di loro. Altro che Ruhr! E non mi si parli dei vincoli europei...
Il “problema” è che NON vogliamo,
non abbiamo le palle di fare il minimo che serve per garantire
occupazione ed ambiente.
Ma di quale conflitto "ambiente-lavoro" parliamo?
Qui c'è
solo una banda che per 30 anni ha prodotto veleno ed acciaio e lo
sapevano tutti, per primo, quell'alto dirigente che risponde al nome
di Clini e che dovrebbe lui dimettersi di corsa dopo aver detto che
bastano 30 giorni a rivedere l'autorizzazione data ad ILVA l'anno scorso. Perchè non l'ha detto un anno fa alla finta ministra Prestigiacomo?
Pensate, un'autorizzazione AIA con 642
prescrizioni: cosa significa?
E' un diniego mascherato o meglio è un consenso implicito a produrre senza problemi per altri 20 anni. Clini, a casa....
Le soluzioni quindi ci sono, i soldi
(di Riva e delle banche) anche, non mi pare troppo difficile da
organizzare, né da fare. Ci vuole un po' di coraggio...
Ah.... quello credo non ci sia nella
nostra classe dirigente politica e di tecnici! Peccato...
Post Scriptum
Provate a immaginare, per esempio, da
cittadini “normali” a versare un po' di veleno (mercurio) in una
piscicultura e poi andate dal proprietario dei pesci e gli dite candidamente: “Scusa, ma
non sapevo che farne... dovevo garantire la produzione a livelli di
concorrenza.... non potevo....”.
Vedrete quello che vi succede nel mondo
reale....
Nel mondo di Clini & Co. succede
diversamente...., però i pesci (morti) sono i tarantini e la vasca è
Taranto....
VAI TODISCO, VAI... Non resta che la magistratura per far capire che la legge DOVREBBE essere uguale per tutti.
venerdì 27 luglio 2012
NON TOCCATE ANDREA ZANONI
Raid: in fiamme il
bosco di Zanoni
PAESE - Un raid
incendiario. Forse un avvertimento. È quello che è stato messo a
segno a pochi metri dalla casa di Andrea Zanoni, ambientalista di
ferro ed eurodeputato dell'Italia dei valori. Il fuoco è stato
appiccato mercoledì scorso da alcuni ignoti, attorno alle otto di
sera, su un fronte di un centinaio di metri all'interno di un
boschetto che sorge nella proprietà dell'ex consigliere comunale.
«Temo si tratti di un atto intimidatorio fatto molto probabilmente
in relazione alla mia attività di politico - spiega Zanoni - a
qualcuno dà fastidio il mio lavoro in difesa dell'ambiente, degli
animali e della nostra salute. I sospetti sono a 360 gradi, ma io non
mi faccio di certo intimidire». L'incendio si è spento da solo dopo
aver sviluppato fiamme a quanto pare alte anche una decina di metri.
Senza arrivare, per fortuna, a propagarsi in un vicino boschetto, ben
più grande, e all'abitazione dove l'eurodeputato vive con la
famiglia nella zona di via Trieste. «Che l'incendio sia stato di
origine dolosa è stato accertato anche dai carabinieri che, dopo la
mia denuncia contro ignoti, hanno visto come le fiamme fossero state
appiccate in più punti distruggendo una quarantina di piante ad alto
fusto, noci, olmi e querce, e un centinaio di piccoli alberi come
rovere, sambuco, ciliegi e frassini, oltre alla strage di piccoli
animali - aggiunge l'ambientalista - per fortuna non è arrivato a un
vicino boschetto, che conta 2.800 piante, altrimenti sarebbe stato un
vero e proprio disastro ambientale ed ecologico». Ma, soprattutto,
le fiamme non hanno raggiunto la vicina abitazione. Tanto che Zanoni
e i suoi familiari si sono accorti solo il giorno dopo di quanto
accaduto e del rischio corso. «Visto la natura dell'incendio e, per
di più, il modo in cui è stato appiccato credo non ci siano proprio
dubbi - chiarisce l'eurodeputato, tra le altre cose membro della
commissione Ambiente, salute pubblica e sicurezza alimentare di
Bruxelles - dei ragazzacci non avrebbero agito in questo modo,
evidentemente è qualcosa che nasce dalla mia attività e dai temi di
cui mi sono occupato a livello istituzionale». Provare a fare
ipotesi, però, è come cercare un ago in un pagliaio. «Difficile
individuare con chiarezza una possibile causa: probabilmente la mia
recente serie di conferenze "Fermiamo i predoni del nostro
futuro", in cui mi sono occupato anche del piano urbanistico di
Paese, dei progetti Barcon e Ikea, dell'elettrodotto di Terna e della
mega discarica di amianto nella Terra, ha dato molto fastidio e
qualcuno adesso mi ripaga in questo modo - conclude amaro Zanoni - ma
di sicuro non sono questi i gesti che mi fermeranno, anche se
purtroppo dovrò installare una serie di telecamere per garantire la
mia sicurezza e quella della mia famiglia». Mauro Favaro da IL GAZZETTINO
SOLIDARIETA' PIENA ED ASSOLUTA AD ANDREA ZANONI DA ITALIA NOSTRA TREVISO E CONDANNA DEI VIGLIACCHI CHE PENSANO DI INTIMIDIRLO...
LASCIATELO STARE....
f.to Romeo Scarpa per ITALIA NOSTRA TREVISO
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