"Ogni cosa era piu' sua che di ogni altro perchè la terra, l'aria, l'acqua non hanno padroni ma sono di tutti gli uomini, o meglio di chi sa farsi terra, aria, acqua e sentirsi parte di tutto il creato." (Mario Rigoni Stern)
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lunedì 18 giugno 2018

PARCHI: CAMBIO LE PAROLE PER TENERE TUTTO UGUALE

“Le aree naturali protette e più in generale la Rete ecologica regionale … rappresentano un importante laboratorio per la conservazione e l'implementazione della biodiversità e dei servizi ecosistemici attraverso lo sviluppo di attività sostenibili dal punto di vista ambientale, economico e sociale”. Così recitava il PdL della Giunta Regionale del maggio 2016, una dichiarazione di intenti che per diventare scelta politica ha bisogno di coerenza attuativa. Di questa coerenza non c’è traccia nel PdL che sarà approvato la prossima settimana in Consiglio Regionale.

Sempre nel 2016 la Giunta affermava “A più di 30 anni dall'emanazione della legge quadro regionale in materia di parchi naturali e aree protette (Legge 394/91) ed in considerazione della nuova legislazione nel frattempo intervenuta (a livello europeo), si rende necessario procedere ad una revisione e aggiornamento della stessa”.

Al contrario ci troviamo di fronte a un testo striminzito che lascia in vigore la Legge Regionale 40/1980 senza nemmeno provvedere ad adeguarla alla Legge Quadro Nazionale, che pur è in revisione.
Si punta solo a superare il commissariamento dei parchi (che a Treviso sopravvive von volontari pensionati che si dilettano a fare i direttori..) tramite l’accentramento dei poteri in mano alla Giunta e al Presidente Zaia. Ottimo esempio di federalismo alla rovescia! Altro che dar voce ai territori!
Un esempio di incoerenza con princìpi sventolati e mai attuati come già successo con la Legge sul contenimento del consumo del suolo e con i vari Piani Casa: si dichiarano sommi principi, ma poi si riescono solo a normare la governance, mantenendo intatte tutte le deroghe...

Non a caso l’art. 1 di queto PdL dichiara “le nuove disposizioni per la gestione e il funzionamento dei parchi perseguono l'obiettivo della semplificazione, del miglioramento e dell'efficienza delle procedure programmatorie e gestionali”.
La Loro preoccupazione è di garantirsi la nomina di chi gestirà questi poteri, non di come strutture i parchi per la tutela e la conservazione della biodiversità.

Così questo progetto di legge appare come la presa d'atto di un fallimento gestionale di trent’anni, passando da una gestione farraginosa (ma attenta a non disturbare i grandi interessi) alla centralizzazione dei poteri nelle mani del vertice regionale “per non cambiare nulla”.

Un evidente disegno di accentramento dei poteri decisionali, che sarebbe stato più onesto semplificare ulteriormente, dando tutti i poteri ad un solo nominato dal Presidente Zaia. Almeno ci sarebbe stato del coraggio... Ma nemmeno questo hanno!

Gli organi fondamentali proposti da questa Legge cambiano nome ma nella sostanza resta:
  • la Comunità del Parco (i vecchi Consigli) dove ci sono solo Sindaci e nominati dalla Regione senza rappresentanze esterne (per ora); mancano anche le Province;
  • il Consiglio Direttivo (la vecchia Giunta) di 5 membri di cui tre nominati dalla Regione (e ci pare che 3 su 5 dia la maggioranza o no?..)
  • il Presidente del Parco sempre nominato dal Presidente Regionale tra i membri della Comunità
Gli Organi consultivi restano a partecipazione libera per tutti (tanto non contano nulla):
  • la Consulta del Parco che dà pareri consultivi; in 25 anni è stata riunita solo due volte fino ad oggi nel Parco del Sile...
  • il Comitato Tecnico Scientifico che dà parimenti pareri consultivi e non ha mai brillato per particolari competenze
In questo “delirio accentratorio” il PdL si dimentica persino delle Province, che in quanto Enti Locali non ancora aboliti, devono avere voce in capitolo.

Restano esclusi anche i rappresentanti degli agricoltori, che certamente hanno un impatto non trascurabile sulla realtà di un parco per cui è opportuno che partecipino alla Comunità del Parco.

Ma soprattutto “dimenticano”, in modo non casuale, le associazioni di tutela ambientale, che vengono marginalizzate all'interno della Consulta, violando di fatto un principio di garanzia e tutela che viene loro attribuito a livello staturio proprio dall'articolo 9 della Costituzione.
Le associazioni che rappresentiamo non rivendicano “careghe”, ma pretendono di poter svolgere un ruolo propositivo e di controllo in un ambito che chiaramente coerente con le finalità istitutive di un parco.

La rivendicazione di un ruolo di diritto per le associazioni di tutela ambientale non deve diventare però il cavallo di Troia per far accedere agli Organi di Gestione di un Parco Naturale, associazioni che non hanno interessi di tipo collettivo chiaramente finalizzati ai primari principi che informano la conservazone e la tutela della Natura.

Le associazioni dei cacciatori non c'entrano nulla con un Parco!
 Le associazioni promuovo gli interessi del turismo nemmeno, come pure non c'entrano i Costruttori oppure i Proprietari Terrieri, che incredibilmente diventano un “soggetto politico” per il solo parco della Lessinia in omaggio al consigliere Valdegamberi. Come si eleggeranno per ettaro posseduto? per censo?

Crediamo che sia utile ricordare ai Consiglieri Regionali ed alla Regione Veneto  i PRINCIPI che danno origine alle norme sulle aree di pregio naturalistico:

UN PARCO NATURALE DEVE ESSERE GESTITO DALLE COMUNITÀ LOCALI (SINDACI E PROVINCE E DA CHI HA INTERESSE COLLETTIVO SPECIFICO NELLA TUTELA. 

Coloro che hanno altri interessi devono compredere di essere "cedevoli" nei confrnti dell'interesse primario e possono far valere i loro diritti in modo democratico rivolgendosi ai Sindaci ed agli altri rappresentanti, ma non possono/devono dettare regole in ambiti dove è palese il loro macroscopico conflitto di interessi.

Ogni altra impostazione crea confusione e tende a far rientrare dalla finestra, una gestione che si fa uscire dalla porta.

IL PROGETTO DI LEGGE CHE VERRÀ APPROVATO È DI SCARSO LIVELLO E NON RISPONDE AL PRIMO REQUISITO CHE SAREBBE QUELLO DI ADEGUARE LA LR 40/80 ALLE LEGGI NAZIONALI ED EUROPEE. Anche sulla famosa “governance” la montagna ha partorito un topolino: si vuole centralizzare la gestione a livello di Giunta Regionale, ma non si è in grado di farlo né in modo autoritario come vorrebbero, né in modo logico come sarebbe per lo meno auspicabile. La burocrazia non è un prodotto “naturale”: nasce dalla confusione mentale di chi propone ed approva progetti di legge come questo.

martedì 5 giugno 2018

PARCHI VENETI: TUTTO CAMBIA PERCHE' NULLA CAMBI

Al Presidente della 2° Comm. Regionale
Alla Giunta Regionale
Ai Consiglieri Regionali
e,p.c. Alla Presidenza di ITALIA NOSTRA
e,p.c. Ai Soci di ITALIA NOSTRA
e,p.c. Alla stampa locale
 
Oggetto: OSSERVAZIONI su PdL143 e 217 “Norme per la riorganizzazione e LA razionalizzazione dei parchi regionali
Il sottoscritto Romeo Scarpa, presidente della sezione di Treviso e delegato dal Consiglio Regionale del Veneto di ITALIA NOSTRA, impossibilitato a presenziare personalmente alle audizioni del 31-5-2018, invia le osservazioni sotto riportate ai Progetti di Legge in oggetto con preghiera di distribuzione a tutti i membri della Commissione ed ai Consiglieri Regionali, in vista della discussione in aula.
  1. Governance
Lo stato attuale delle governance dei Parchi Regionali Veneti è certamente indifendibile come struttura, perchè derivante da un'impostazione farraginosa e fin troppo partecipativa, quasi ipertrofica, in evidente contrasto con le piante organiche di alcuni parchi (escluso il Parco Colli Euganei per motivi noti a tutti...).
Per esempio il Parco Regionale del fiume Sile, di cui ho fatto parte nell'ultimo quinquennio come consigliere per il Comune di Trevivso, aveva 40 consiglieri (tre per ogni Comune, cinque per la Provincia di Treviso e uno rispettivamente per le Province di Padova e Venezia), mentre la pianta organica è stata mediamente di 7 persone (ora 9) con alcuni dipendenti con patologia invalidanti; in questo momento il Direttore f.f. (che sarebbe in quiescenza, con abnegazione fuori dall'ordinario, presta servizio (gratuitamente, credo e spero) per la causa!!).
Normalmente nei Consigli degli Enti Parco sono stati nominati coloro che non venivano eletti in Consiglio Comunale (i cosidetti “trombati”) e la loro partecipazione (per tutti i partiti con rare eccezioni) è sempre stato un puro atto di presenzialismo per miseri gettoni di presenza, più che un incarico svolto con convinzione. Coloro che avevano un mimino di interesse per l'ambiente e buona volontà si sono spesso dimessi dopo poco tempo a seguito di “baruffe chiozzotte”, che poco avevano a che fare con la finalità prioritaria di un Parco, che RICORDIAMOLO è “tutelare l'ambiente e la sua biodiversità”.
Nel migliore dei casi ci si è occupati solo di promozione turistica, quando non si è utilizzato proprio l'Ente Parco per consentire costruzioni ed interventi (con i vari Piani Casa) difficilmente realizzabili anche fuori ambito tutelato.
Il Consiglio e soprattutto le Giunte Esecutive degli Enti Parco sono stat usate per scopi ben poco nobili e credo che nessuno possa difendere questo trentennio di gestione, che però ha nomi e cognomi ben precisi; l'interesse si è focalizzato soprattutto su:
  • gestione dei finanziamenti diretti regionali (finchè ci sono stati ed allora era ...”sagra”!) o finanziamenti europei per progetti, a volte anche interessanti, ma declinati, per lo più, per dispensare incarichi “a pioggia” o acquisire aree poi abbandonate; sono decine i progetti redatti e non realizzati nel solo Parco Sile, senza che mai nessuno ne abbiamo chiesto conto: soldi sprecati!
  • gestione di un potere “spicciolo” per favorire progetti edilizi di “amici degli amici” accettando di derogare anche l'inderogabile, senza il minimo interesse per l'ambiente e con un'interpretazione molto criticabile dei vari Piani Ambientali.
Se leggete l'articolo 2 della Legge Regione 8/91, istitutiva del Parco Sile, con un minimo di onestà intellettuale, dovete ammettere che gli unici punti di interesse sono stati per i commi g) e h):
Le finalità del Parco naturale regionale del fiume Sile sono le seguenti:
  1. la protezione del suolo e del sottosuolo, della flora, della fauna, dell'acqua;
  2. la protezione e la valorizzazione del bacino idrografico nella sua funzione di risorsa idropotabile;
  3. la tutela, il mantenimento, il restauro e la valorizzazione dell'ambiente naturale, storico,architettonico e paesaggistico considerato nella sua unitarietà, e il recupero delle partieventualmente alterate;
  1. la salvaguardia delle specifiche particolarità antropologiche, geomorfologiche, vegetazionalie zoologiche;
e) la fruizione a fini scientifici, culturali e didattici;
f) la promozione, anche mediante la predisposizione di adeguati sostegni tecnico-finanziari delle attività di manutenzione degli elementi naturali e storici costituenti il Parco, nonché delle attività economiche tradizionali, turistiche e di servizio compatibili con l'esigenza primaria della tutela dell'ambiente naturale e storico;
g) lo sviluppo socio-economico degli aggregati abitativi e delle attività esistenti entro il perimetro del Parco, compatibilmente con le esigenze di tutela, con particolare riferimento alle attività connesse all'agricoltura e piscicoltura, che concorrono a determinare il paesaggio agricolo e fluviale, creando migliori condizioni abitative e di vita per le collettività locali;
h) la promozione e la disciplina delle funzioni di servizio per il tempo libero e di organizzazione dei flussi turistici.

Quello che un “autorevole” esponente politico della maggioranza in Provincia di Treviso dichiara essere la caratteristica “agro-industriale” dei Parchi!
Se resta questa impostazione “utilitaristica” di un Bene Comune come un Parco regionale c'è ben poco da fare!
Questo progetto di legge appare come la presa d'atto di un FALLIMENTO GESTIONALE, dove si centralizza solo il controllo al vertice “per non cambiare nulla”1.


Oltrettutto all'interno della trentennale gestione degli enti parco hanno brillato competenze che, più che essere utili all'ambiente, erano pronte all'obbedienza verso i partiti politici di riferimento, Non occorre specificare chi e come, ma è sufficiente ricordare il caso del Parco dei Colli Euganei, che si ritrova una pianta organica “esuberante” di forestali per effeto di assunzioni clientelari del Presidente Galan, che pensiamo non sia sconosciuto alla maggioranza die Consiglieri Regionali.2
Per fare un altro esempio “clamoroso” (solo per noi, però...) basta pensare che il Parco Regionale del Sile è un'area SIC-ZPS (che frutta bei denari di finanziamento europeo), ma confina con un aeroporto da 20 milioni di passeggeri l'anno. Mai ho visto osservazioni ai vari Piani di Sviluppo di SAVE-AERTRE; anzi ho dovuto assistere ad “autorizzazioni in deroga” per allontanare avifauna e tagliare alberi proprio in zona SIC-ZPS proprio da parte di Direttori del Parco, molto pronti (proni?) nei confronti di interessi (anche vitali), ma non facenti capo alla loro funzione. Abbiamo spiegato che il compiuto di un Direttore del Parco è applicare il Piano Ambientale e non risolvere i problemi che possono risolvere altri con ben maggiore autorità, come per esemio i Prefetti!
Nemmeno ricordiamo, in passato, osservazioni ai mega progetti di darsene sul fiume Sile della (quasi) fallita Fondazione Cassamarca, quando era il tempo delle vacche grasse dei dividendi Unicredit. Oggi invece anche il “povero” Presidente De Poli galleggia in mezzo ai debiti e non viene più di tanto considerato.
Questo trentennale comportamento che, si può definire “di servizio3” è stato reso soprattutto verso chi deteneva il potere (morale, politico o solo dei denari), mentre il Cittadino comune è sempre stato vessato da norme arzigogolate, che mai nessuno si applicato a modificare (tipo il colore degli oscuri o la forma di una finesttra su case anni '70).
Siamo noi i primi a dire che in questo modo un Parco Regionale NON può funzionare, ma siamo anche a ricordare che non basta cambiare “sistema di governance” per migliorare.
Se si continuano a nominare persone che con i Parchi e con le aree naturali non dovrebbero avere nulla a cha fare, e potrei fare un lungo e dettagliato elenco, non ci sono speranze!
In ogni caso conveniamo con la Giunta ed il Consiglio Regionale, che non ha alcun senso perpetuare un sistema che in quasi 30 ha sostanzialmente peggiorato tutti gli indicatori biologici e naturali dell'area (fintamente) tutelata, creando al massimo delle piste ciclabili, dove oggi litigano pedoni e ciclisti.
I Parchi Regionali sono odiati dai cittadini normali, dagli agricoltori, dai pescatori (anche dai cacciatori che non dovrebbero c'entrare nulla con un parco..) perchè sono fonte di vessazioni e costi, spesso ingiustificati, che nessuno si è mai peritato di spiegare a chi risiede o ha attività in un parco regionale.
Cambiate pure la “governance” dei parchi, tanto peggio di come è stato, non si riuscirà a fare. Sappiate però che è un'occasione perse e che l'Europa, prima o poi, si accorgerà che la nostra tutela è solo formale.
Ci permettiamo di rilevare che si è passati da una “governance assembleare” ad una “governance della Giunta Regionale” a scapito della rappresentanza delle Comunità Locali e di associazioni come la nostra
Nel PdL il Presidente della GRV sceglie direttamente il Presidente del Parco (tra i componenti del Consiglio direttivo), di cui la GRV designa tre soggetti della Comunità del Parco (oltre ai sindaci nel territorio); nel Consiglio Direttivo, formato da 5 componenti più il Presidente del Parco, il Presidente della Giunta regionale sceglie direttamente 3 soggetti!!
Era molto più lineare fare una legge regionale che dicesse semplicemente:
La Giunta Regionale nomina il Presidente del Parco e tre persone del Consiglio Direttivo (5+1 persone); le Comunità Locali eleggono 3 persone, (che non contano nulla).”
Non sarebbe stato molto “costituzionale”, ma certamente molto più chiaro e lineare!
  1. Competenza e professionalità
Tema, a parole sempre molto importante, ma declinato in modo molto meno nobile nella pratica. Sarebbe utile fare una semplice ricognizione delle professionalità dei trent'anni di gestione dei parchi regionali veneti per vedere che quasi tutti i “mestieri” sono stati Presidenti, Assessori e Direttori dei Parchi, salvo che qualcuno con competenza specifica. Ricordo, per un breve periodo al Parco Sile, il dott. Lonardoni del Parco della Lessinia, che aveva una specifica compentenza; per il resto, meglio sorvolare4 .
Rileviamo che anche in questo Progetto di Legge, si vuole “facilitare” la nomina di persone con “adeguato” curriculum, che giuridicamente non significa nulla, ma lascia campo libero a qualsiasi interpretazione e quindi scelta.
  • Contestiamo quindi la scelta politica di non garantire alcuna specifica professionalità in materia di tutela e conservazione della natura per :
  • i 3 soggetti designati dalla Giunta all’interno della Comunità del Parco (l’art. 4 comma 1, della proposta legislativa recita infatti: “b) tre soggetti designati dalla Giunta regionale in possesso di adeguato curriculum ed esperienza in materia di conservazione e valorizzazione del patrimonio naturale-rurale nonché in materia gestionale – amministrativa.) quel “nonché” potrebbe essere letto come alternativo.
  • idem per i 2 componenti che la Comunità del Parco indica per il Consiglio Direttivo che, ai sensi del comma 5 lettera b) dell’art. 4 della proposta legislativa devono essere “in possesso di adeguato curriculum ed esperienza in materia gestionale–amministrativa o in materia di conservazione e valorizzazione del patrimonio naturale-rurale, ( questo “o” fa sì che per il consiglio direttivo del parco possa essere indicato un soggetto privo di esperienza in materia di conservazione e valorizzazione del patrimonio naturale, com'è stato per anni fino ad ora, per esempio, nel Parco del Sile, che ben conosco.)
  • idem per il Presidente del Parco ( art. 6 della proposta legislativa); ma qui siamo a nomine politiche, che hanno visto professionalità le più disparate...
  • la competenza del Direttore (art.10 della proposta legislativa)dovrebbe essere meglio caratterizzata. Ad esempio, pur trattandosi di parchi di altra caratura, l’art. 2 della legge nazionale 394/1991, per accedere al concorso ed essere iscritti all'Albo dei direttori dei parchi nazionali richiede: a) diploma di laurea ai sensi dell'ordinamento previgente al Decreto del Ministro dell'Università e della Ricerca Scientifica e tecnologica 3/11/1999 n.509; b) laurea specialistica, o magistrale, conseguita presso un'Università Statale della Repubblica italiana o presso un'Università non statale abilitata a rilasciare titoli accademici aventi valore legale. E', altresì, richiesto il possesso di uno dei seguenti requisiti:
a) essere dirigente di ruolo appartenente alle amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2, del D.Lgs 30/3/2001 n.165, con specifica esperienza maturata in materia di tutela delle aree protette e della biodiversità per un periodo non inferiore a sei anni;
b) essere dipendente di ruolo di una pubblica amministrazione di cui all'articolo 1, comma 2, del D.Lgs 30/3/2001 n.165, avendo ricoperto per almeno sette anni incarichi di servizio correlati a materie legate alla tutela delle aree protette e della biodiversità o, se in possesso del dottorato di ricerca o del diploma di specializzazione conseguito presso le scuole di specializzazione individuate con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, di concerto con il Ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, aver maturato almeno quattro anni di servizio in materia ambientale, svolti in posizioni funzionali per l'accesso alle quali è richiesto il possesso del dottorato di ricerca o del diploma di laurea. Il periodo utile per i dipendenti delle amministrazioni statali reclutati a seguito di corso-concorso che abbiano acquisito esperienze in materie di tutela delle aree protette e della biodiversità è di cinque anni;
c) essere in possesso di una particolare specializzazione professionale, culturale e scientifica in materia di tutela dell'ambiente e della biodiversità, desumibile dalla formazione universitaria e post-universitaria, da pubblicazioni scientifiche e da concrete esperienze di lavoro maturate, nelle medesime materie e per almeno sei anni, anche presso amministrazioni statali, in posizioni funzionali previste per l'accesso alla dirigenza.
Nella sostanza si richiede che il Consiglio Regionale dia prova di un minimo di sensibilità rispetto alle competenze, perchè se, politicamente è una scelta, scegliere chi meglio si crede essere utile alla causa, è ESSENZIALE E NECESSARIO che questi soggetti “fiduciari” diano delle garanzie minime di competenza.5
Relativamente al COMITATO TECNICO SCIENTIFICO (art. 9 della proposta legislativa)è composto da 9 componenti “di cui uno con professionalità giuridica o economica, e gli altri scelti tra esperti nelle seguenti discipline: botanica, zoologia, scienze agronomiche-forestali, zootecnia, geologia, scienze ambientali, storia, etnografia”), si ritiene che, ai fini del contenimento dei costi e di una migliore gestione delle competenza, sarebbe preferibile un Comitato Tecnico Scientifico a servizio di tutti i Parchi Regionali e non singoli Comitati Tecnico Scientifici con minori competenze ed autorevolezza.
Restiamo sempre perplessi sul fatto che un Comitato Tecnico Scientifico di Parchi Regionali, debba avvalersi di professionalità giuridiche ed economiche, visto che allo scopo meglio sarebbe avere consulenza dall'Avvocatura Regionale o avere un vero e proprio Dirigente Amministrativo.
Se parliamo di ambiente in senso “tecnico e scientifico”, appare superflua la presenza di consulenti giuristi ed amministrativi, salvo che non si pensi solo al fatto che sono da gestire appalti o beghe come quella con le peschiere di Quinto di Treviso...
  1. Conclusioni
Più in generale la proposta legislativa in discussione perde l’occasione, diremmo doverosa dopo 30 anni dall'istituzione dei parchi, di dettare una nuova disciplina regionale sulle aree protette, atteso che la vigente LR 40/1984 non è mai stata adeguata né alla L. 394/1991 né alle altra normative europee.
Questo sarà da noi segnalato all'Europa che continua a dare finanziamenti per queste aree con queste gravi deficienze normative.
Qui di seguito riportiamo parte della relazione del PDL 217 (il Pdl dell’opposizione sui parchi):
Il 21 giugno 2011 il Consiglio europeo dei ministri dell’ambiente dei 27 paesi Ue ha approvato la nuova Strategia europea per la conservazione della biodiversità per il prossimo decennio. La strategia adottata prevede sei obiettivi prioritari e azioni d’accompagnamento per ridurre in modo sostanziale le minacce che incombono sulla biodiversità. Tra le azioni si prevedono: piena attuazione della normativa europea vigente in materia di protezione della natura e della rete di aree naturali protette (Natura 2000), per migliorare lo stato di conservazione di habitat e specie; migliorare e ripristinare gli ecosistemi ed i servizi ecosistemici laddove possibile, in particolare aumentando l’uso delle infrastrutture verdi; garantire la sostenibilità delle attività agricole e forestali; salvaguardare e proteggere gli stock ittici dell’Ue; contenere le specie invasive, sempre più spesso causa della perdita di biodiversità nell’Ue; aumentare il contributo dell’Ue all’azione concertata internazionale per scongiurare la perdita di biodiversità.
L’Italia ha dal 7 ottobre 2010 la sua Strategia nazionale per la Biodiversità, nata dopo un ampio confronto tra Associazioni scientifiche, ambientaliste e le diverse categorie economiche. La Strategia nazionale prevede tre obiettivi fra loro complementari, che derivano da una attenta valutazione tecnico-scientifica. Gli obiettivi strategici mirano a garantire la permanenza dei servizi ecosistemici necessari alla vita, ad affrontare i cambiamenti ambientali ed economici in atto, ad ottimizzare la sinergia fra le politiche di settore e la protezione ambientale.
Le aree naturali protette sono uno degli strumenti fondamentali per le strategie di conservazione della biodiversità e dei servizi degli ecosistemi. Esse costituiscono un insostituibile laboratorio per la conservazione e l’aumento della biodiversità, al quale va unita una serie di servizi integrativi, attraverso lo sviluppo di attività sostenibili dal punto di vista ambientale, economico e sociale. L’efficacia delle aree protette è infatti collegata all’apporto che esse ricevono dalle comunità locali che vivono al loro interno, nonché al consenso di altri portatori di interesse a tutti i livelli (locali, nazionali, regionali, globali)6.
A distanza di 20 anni dall’entrata in vigore della legge quadro sulle aree protette (legge 394/1991), la situazione in Italia è profondamente migliorata ad iniziare dal semplice dato numerico: negli ultimi anni l’Italia è stato il Paese europeo che ha istituito il maggior numero di aree protette, in parte colmando i ritardi accumulati prima della legge del 1991.
È la stessa Strategia ad indicare i problemi che devono essere affrontati per una migliore e più efficiente gestione delle aree protette: la carenza di un approccio strategico, sistemico e sinergico nella gestione delle aree protette; la mancanza e la non omogenea disponibilità delle conoscenze naturalistiche e socioeconomiche da utilizzare quali punti di riferimento per le scelte operative gestionali; la percezione7 inadeguata delle opportunità di sviluppo economico e sociale offerte dalle aree protette e il diffuso atteggiamento teso a evidenziarne solo gli obblighi e i divieti; la lentezza nell’approvazione degli strumenti di pianificazione e di sviluppo socio economico; i ritardi nell’istituzione e nell’avvio della gestione del sistema delle aree protette; la mancanza di moduli condivisi di verifica ambientale ed economica dell’efficacia e dell'efficienza di gestione delle singole aree protette; L’INSUFFICIENTE FORMAZIONE DEL PERSONALE delle aree protette; LA CARENZA DI FIGURE PROFESSIONALI CON SPICCATO PROFILO CURRICULARE DI SETTORE negli enti di gestione, con inevitabili ripercussioni sul raggiungimento di adeguati obiettivi di conservazione e di sviluppo sostenibile; la scarsità di finanziamenti sia a livello statale che regionale e l’utilizzo non sempre coerente ed efficace dei fondi disponibili in riferimento agli obiettivi di conservazione discendenti dalla normativa. “
Tali affermazioni sono perfettamente condivisibili e sfidiamo tutti i Consiglieri a confutarle in sede di dibattito, affermando che la questione non è PRIORITARIA E STRATEGICA8.
Per tutti questi motivi, una VERA Legge Regionale sui Parchi era URGENTE. Il Progetto di Legge apporvato in Commissione non lo è...
Teniamo presente anche che anche altre leggi regionali si occupano di ambiente, purtroppo solo negli articolati delle definizioni e dei nobili obiettivi e non nella parte derogatoria ed applicativa.
La nuova legge sul contenimento del consumo del suolo (L.R.. 14/2017) che all’art.1 recita:
1. Il suolo, risorsa limitata e non rinnovabile, è bene comune di fondamentale importanza per la qualità della vita delle generazioni attuali e future, per la salvaguardia della salute, per l’equilibrio ambientale e per la tutela degli ecosistemi naturali, nonché per la produzione agricola finalizzata non solo all’alimentazione ma anche ad una insostituibile funzione di salvaguardia del territorio.
2. Il presente Capo detta norme per il contenimento del consumo di suolo assumendo quali princìpi informatori: la programmazione dell’uso del suolo e la riduzione progressiva e controllata della sua copertura artificiale,
la tutela del paesaggio, delle reti ecologiche, delle superfici agricole e forestali e delle loro produzioni, la promozione della biodiversità coltivata, la rinaturalizzazione di suolo impropriamente occupato”.
Di tutto queste belle parole, non c'è NULLA nel Progetto di Legge sui Parchi Regionali approvato in Commissione!
I posteri faranno fatica a capire una simile “disattenzione”, funzionale a mettere gli uomini giusti ai posti giusti per continuare a gestire potere e finanziamenti, senza troppo curarsi degli esiti dei progetti.
Non stiamo nemmeno a sottolineare il “nuovo centralismo regionale” che, dimentico delle istanza federaliste e di valorizzazione delle Comunità Locali, riporta al “centro” il potere.
Potete fare molto meglio con solo un po' di applicazione, sempre che lo vogliate.
Distinti saluti.
Treviso, 5 giugno 2018
p.ITALIA NOSTRA VENETO
Romeo Scarpa


1I siciliani insegnano.... vedi Tomasi di Lampedusa
2Anche se molti oggi non lo “ricordano” più... Ingrati!
3Ma annche “servile”?
4Come gli aerei del Canova sul Parco del Sile
5Altrimenti mi preseterò alle pressome selezioni per chirurgo dell'Ospedal Grando di Treviso con la mia laurea in ingegneria..
6Oggi piùche “consenso”, parlerei di “sopportazione”...
7In realtà tale “percezione” c'è, ma è tesa solo a sfruttare economicamente le aree protette per produrre un reddito oltre le loro prioritarie possibilità di conservazione. Un'area protetta non è un “bene produttivo”!
8Mi piace sottolineare che “strategico” è un aggettivo spesso abusato per la costruzioni di infrastrutture, mai e poco per l'ambiente in cui viviamo

giovedì 28 settembre 2017

domenica 21 maggio 2017

MONTELLO = VENETO: ALLERGIA AI VINCOLI

Sintomatico che il Consorzio del Montello tenti di proporre l'istituzione di un Parco Locale e che le comunità siano fortemente contrarie per i vincoli che "impedirebbero di arare e sarchiare...".

Le leggenda dei PARONI A CASA NOSTRA non ammette nessuna legge che non sia quella di abitata il Montello.
Sono certo che persino il fatto di dover richiedere il Permesso di Costruire per fare le mirabili CAPONERE sia un'onta per il nostro popolo lavoratore.

Non valgono nemmeno le prospettive di soldi europei che non sono pochi se si vede quello che ha avuto (e sprecato) il PARCO DEL SILE.

Sul Montello, fazèmo noialtri.... no' sia mai che no se possa mettàr proseco!

E' chiaro che non sappiamo nulla della storia e non ricordiamo che la SERENISSIMA aveva un controllo ferreo su Montello e Cansiglio dove non si toccava nulla senza approvazione ... dei veneziani.
Siamo sempre stati SERVI e serve un PARON che ne comande, questà è l'amara verità..



martedì 28 marzo 2017

ASSALTO AI PARCHI E ALLE AREE PROTETTE

Comunicato stampa ITALIA NOSTRA

Politici, lobbysti e affaristi si spartiscono un patrimonio italiano unico al mondo

Roma, 27.03.2017 - La riforma della legge 394/91 (legge quadro sulle aree protette) passerà alla storia per la più grande e grave speculazione mai fatta sui parchi e le aree verdi italiani. L’ennesimo piatto da spartire per garantire poltrone e favoritismi politici a danno di un patrimonio unico al mondo che è patrimonio di tutti gli italiani. La Commissione ambiente della Camera, dopo le prime pallide aperture del relatore della legge, onorevole Borghi, e del presidente della Commissione, onorevole Realacci, non ha recepito le sostanziali e fondamentali modifiche ripetutamente chieste dalle Associazioni nazionali Italia Nostra, WWF, ProNatura, Mountain Wilderness, LIPU,ENPA,CTS e VAS.
“Nessun ascolto, nessuna volontà di mettere mano a punti fondamentali della riforma, la Governance di queste aree, completamente stravolte e “tradite” dall’articolo 4, quello che definisce le figure apicali e dirigenziali peggiorato rispetto alla precedente legge:
  • il Presidente resta di nomina politica e per la sua designatura non è richiesta nessuna competenza specifica e riconosciuta in materia ambientale e culturale;
  • nessuna competenza e nessun requisito d’alto profilo professionale in materia sia amministrativa che di conoscenza dei temi di conservazione naturalistica (biodiversità , ambiente, paesaggio) sarà richiesta per il Direttore, figura tecnica fondamentale nella gestione dei parchi. Un abuso di potere per tutti coloro che chiedono, al contrario, direzioni autonome, autorevoli a livello professionale e scientifico-culturale, capaci di disegnare una programmazione strategica sia di livello gestionale che di promozione internazionale delle nostre aree protette;
  • La rappresentanza dello Stato sparisce dal Consiglio Direttivo, per far posto a rappresentanze degli amministratori locali e degli interessi produttivi degli agricoltori o in alcuni casi dei pescatori sbilanciando le decisioni degli enti parco verso una cultura del localismo territoriale. A tutela della conservazione della natura e della biodiversità rimangono solo tre rappresentanti, senza che venga richiesta alcuna competenza di chiara fama a livello culturale e scientifico ulle materie necessarie per una strategia conservativa e di valorizzazione di un parco;
  • Gli articoli che trattano i nullaosta e l’iter autorizzativo per interventi edilizi nelle aree protette  nei parchi non sono per niente chiari e rischiano di generano confusione di interpretazione;
Altri temi non recepiti sono l’adeguamento del ddl 4144 alla normativa europea ormai acclarata che riguarda l’inquadramento delle aree umide, la gestione e controllo della fauna;

La nuova legge riconosce solo ROYALITIES (in alcuni casi solo dell’1% !!!) UNA TANTUM e NON ANNUALI quale contributo compensativo per lo sfruttamento delle realtà industriali già operanti nei parchi, cancellando quel minimo riconoscimento di introiti rispetto alle alterazioni paesaggistiche e al disturbo naturale causato da oleodotti, rinnovabili, elettrodotti ecc.;

Infine la nuova legge non riconosce pari dignità nazionale alle Aree Protette Terrestri e alle Aree Marine Protette.
Tra i pochi riconoscimenti accolti, l’aver introdotto nella messa a sistema dei parchi anche quelli regionali in modo da permettere l’accesso ai finanziamenti, l’aver reinserito il programma triennale finanziandolo con 30 milioni di euro dal 2018 e la parità di genere.

ITALIA NOSTRA – ufficio stampa cell. 335.1282864 mariagrazia.vernuccio@gmail.com

domenica 26 marzo 2017

NORME SUI PARCHI: POCHE DIFFERENZE TRA DESTRA E SINISTRA...

Nel campo della tutela delle AREE PROTETTE non sembrano esserci  partiti "buoni", visto che la legge nazionale in corso di revisione e la legge regionale, parimenti in corso di revisione, hanno dei tratti comuni preoccupanti.

Si tratta di una perversa situazione dove non c'è più alcuna ideologia, ma nemmeno alcuna idea e quindi quello che propone la destra è simile a quello che propone la sinistra.

Parole come TUTELA, CONSERVAZIONE o VINCOLO lasciano il posto a OPPORTUNITA' ECONOMICA, SINERGIA...

In pratica che ce ne fotte dell'ambiente...

Questo quello che succede a livello nazionale secondo Carlo Alberto Graziani su Il manifesto del 23-3-2017.

martedì 12 luglio 2016

LICEO CANOVA: SPAZI VERDI PUBBLICI: PERCHE' NON USARLI?

Dopo tanti anni sono entrato sabato scorso nel Liceo Canova, che per noi dello Scientifico, è sempre stato off limits (quasi come il Comune di Casier).
Ho potuto così verificare che esiste un parco già bello è pronto dove i cittadini potrebbero andare a passeggiare in tranquillità.
Servirebbe un accordo tra Comune di Treviso e Liceo Canova (o Provincia), ma non mi pare che dovrebbe essere un grosso problema per una Giunta infarcita di avvocati sempre pronti a fare Protocolli d'Intesa.

Il vero disturbo lo dà il PUT, con gli scarichi delle auto che arrivano sotto e con il rumore che arriva dentro le aule...


mancano solo delle panchine...

giovedì 2 giugno 2016

LETTERA APERTA AL WWF SUI PARCHI

Cari amici del WWF Italia, cara Presidente Donatella Bianchi,

in occasione del 50° del WWF-Italia e della concomitante elezione in Austria del primo Presidente della repubblica “verde” della storia, permetteteci come semplici soci che nel passato hanno avuto qualche ruolo nella difesa del nostro patrimonio naturale di esprimervi il nostro stupore nel registrare la mancata opposizione dell'Associazione alla iniziativa del PD tenutasi a Bologna lunedì 23 maggio e basata sulla modifica (in peggio) dell'attuale legge sui parchi 394/91.

Per anni il WWF, a cui abbiamo creduto e a cui siamo affezionati, ha rappresentato il baluardo più forte contro i tentativi di vanificare una legge storica, che ha visto molti di noi impegnati a difendere i valori in cui crediamo ottenendo un risultato che molti altri Paesi ci invidiano. Ora questi sacrifici e questi straordinari risultati rischiano di venir vanificati dalla Proposta di legge Caleo.

Pensiamo conosciate i peggioramenti ma comunque vediamo di esprimerli in estrema sintesi:

1) Federparchi assume la titolarità della rappresentanza dei Parchi italiani (Art. 5 bis): si assesta così l’ennesimo colpo al principio dell’autonomia di questi Enti,

2) il bilanciamento dei poteri tra l'interesse pubblico nazionale e quello locale viene alterato dando peso alle rivendicazioni locali sia nella composizione degli organismi dirigenti sia nella nomina del direttore che non verrà più nominato dal Ministro, ma sarà espressione di rappresentanze locali. Infatti a nominarlo su indicazione del Presidente sarà il Consiglio direttivo. Si tratta di un cambiamento che abbinato alla abolizione dell'Albo dei direttori di Parco nazionale non vedrà più il merito, l’esperienza e le competenze al primo posto ma la "affidabilità" (politica!?) nella persona che verrà indicata dal presidente e dai rappresentanti locali. In questo senso il decadimento dei principi della 394 è particolarmente evidente .

3) vengono introdotte le royalities per i parchi che ospitano iniziative dannose per l'ambiente. Per esempio se i petrolieri danno soldi ai parchi in base al petrolio estratto come potrà l'Ente Parco mantenere una sua indipendenza nei confronti di possibili impatti negativi ambientali? Stessa cosa per oleodotti, cave, captazioni idriche (magari per imbottigliamento), impianti eolici, ecc.

4) nei consigli direttivi vengono inseriti gli agricoltori. E perché allora non anche i cavatori , pescatori, i ristoratori, i gestori dei tagli forestali e altre categorie economiche e sociali che operano nella zona. Un Parco non è (o meglio: non dovrebbe essere) una Camera di Commercio o una consulta comunale. Anche in questo caso è evidente l'obiettivo di ridurre il peso di chi ancora spera che l'obiettivo di fondo di un Parco sia la Conservazione della Natura.

5) per quanto riguarda le zone dove potere praticare l'attività venatoria viene lasciata (se non addirittura peggiorata!) l’indeterminatezza circa l’obbligo di costituzione di Aree Contigue (Art. 32 della 394) degne di tale nome. Quella che infatti la fa da padrone è la parola “eventuale” .

E 'comprensibile che, visti i cambiamenti della politica degli ultimi anni, vi sia chi vede la 394 che tutela i nostri Parchi nazionali come "limitativa " nei confronti di interessi locali rappresentati da amministratori , imprenditori e agricoltori, ma risulta stupefacente e, per alcuni di noi abbastanza sconvolgente, che il valoroso WWF Italia, da sempre baluardo contro lo stravolgimento dei principi base delle nostre leggi di tutela ambientale, in questo caso si adegui e forse appoggi le modifiche peggiorative proposte.

Chiediamo a tutti gli amici veri naturalisti che ancora sono nel WWF di alzare la testa e dare battaglia cercando di fermare questo scempio come è sempre stato fatto nel passato. Questa sarebbe davvero un degno riconoscimento dei 50 festeggiati per la fondazione dell’Associazione.


Francesco Mezzatesta (già Segretario generale Lipu e già responsabile dei Verdi per i parchi)
Giorgio Boscagli (già Biologo/Ispettore di Sorveglianza del Parco Nazionale d’Abruzzo, Direttore del Parco Regionale Sirente-velino e del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi)