"Ogni cosa era piu' sua che di ogni altro perchè la terra, l'aria, l'acqua non hanno padroni ma sono di tutti gli uomini, o meglio di chi sa farsi terra, aria, acqua e sentirsi parte di tutto il creato." (Mario Rigoni Stern)
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giovedì 7 settembre 2017

ALTIVOLE: HABEMUS ACCESSUM ACTIS

Magnum cum gaudio nuntio vobis, que Intoioè Cumunis ci ha dato la possibilità di avere accesso atti...
Adesso potremo studiare questo interessante caso di "contenimento di consumo del suolo agricolo" e verificare come sono stati pagati gli oneri di urbanizzazione con la pista ciclabile fatta.

domenica 23 luglio 2017

ANCORA ALTIVOLE DEMOLISCE SE STESSA...

Alcuni residenti di Caselle di Altivole (non il solito Evelino Signori e comunque pochi, sempre troppo pochi!) ci segnalano che loro compaesani stanno svuotando la Casa dell'Organista, la sala Avis e la Casa del Cappellano con sala a lato perchè il tutto è previsto in demolizione.
Sono edifici del primo '900 di proprietà della Curia di Treviso, che costituiscono la fisionomia del centro storico del paese.
Circa 3 anni fa, l'attuale consigliera regionale Rizzotto (ex sindaca), dal pulpito della chiesa di Caselle presentò l'ipotesi di abbattimento dei fabbricati e di parte della mura in sassi di villa Pasqualigo (fine '600) per fare una mega costruzione in cemento da utilizzare per le attività della parrocchia più altre sale ad uso pubblico.
Il costo dell'opera era preventivato in circa 1.000.000 (cioè più o meno come il costo dell'inutile rotatoria nuova fra Caselle e Altivole) e la Curia di Treviso avrebbe partecipato per il 60%.

Da allora nulla più si era mosso e si sperava che tale progetto fosse caduto nel vuoto, una volta passato il periodo preelettorale, ma le elezioni non finiscono mai...

La zelante Rizzotto, consigliera regionale della lista Zaia, non si ferma mai pur di dare ai suoi paesani opere che riempiano lo sguardo (per quanto inutili) e svuotino i portafogli.
Il sindaco Sergio Baldin, suo successore, sostanzialmente esegue ed approva.

Intanto, dicono alcuni (pochi) cittadini di Caselle d'Altivole e Altivole, campo dopo campo, edificio storico dopo edificio storico, cantiere della Pedemontana dopo cave e capannoni abusivi, il Comune va...in rovina verso una modernità assurda e senza identità.

La cecità dei seguaci VENETICORUM è terribile e crea vantaggio per pochi e danni per tutti gli altri, soprattutto le generazioni future che avranno un paese senza anima e senza storia.
Un cittadina giustamenti dice che "E' danno anche annebbiare la nostra storia e disprezzare i nostri nonni, rinunciare alla nostra cultura e al buon gusto.
L'anima si appiattisce e con questa nuova GRANDE PICCOLA OPERA si costruirà l'uomo casellano 'a una dimensione': consumatore impoverito ovvero ISIS-leghista."

IL SUAP DI ALTIVOLE COME SPORTELLO "MAGICO"?

Abbiamo provveduto a motivare meglio la nostra richiesta di accesso agli atti al RUP arch. Stefano Gazzola, tecnico fidato del Comune di Altivole.

Quello che vogliamo capire non è un mistero, ma è molto semplice: come puo' essere che una ditta continui ad espandersi in quello che un tempo era una zona agricola, trasformata in modo discutibile, in zona industriale?

Non è una questione personale solo per il nostro socio Evelino Signori, che subisce tutti i disagi di questa grande forzatura urbanistica, visto che zone industriali in Caselle di Altivole ed Altivole ci sono e non ci paiono sature.

Il tema è sempre lo stesso: molto più semèlice ed economico per il privato costruire chiedendo il cambio d'uso del terreno con buona pace delle leggi regionali sul contemimento del consumo del suolo, propagandate dal consigliere regionale ed ex sindaco Rizzotto.

Per le puntate precedenti (recenti) della saga verde-noir 
VENETICORUM ATTILAE PEDISEQUI 
 vedere:






sabato 22 luglio 2017

ALTIVOLE ED IL CONCETTO DEL ...."DILATUR"..

Poco tempo fa, fi fronte ad un continuo movimento della fabbrica della ditta ARTUSO Legnami di fronte alla casa di Evelino Signori, abbiamo chiesto al Comune di Altivole in base a quali autorizzazioni sono sempre in corso lavori di ampliamento in quella che era una zona agricola...

Il RUP del Comune di Altivole ci risponde, un po' seccato di dover interessarci ancora di noi e ci dà una "lezione" sul diritto amministrativo e sui dati in urbanistica che pare più vicina alla tecnica di Quinto Fabio Massimo Verrucoso piuttosto che ad un funzionario pubblico...

Replicheremo senza problemi al nostro/vostro RUP che ha giurato fedeltà alla maggioranza che regge Altivole più che al WWF che rappresenta a livello regionale.



sabato 15 luglio 2017

ALTIVOLE CENTRO DEL MONDO PRODUTTIVO?

Il Comune di Altivole, famoso per il suo record nel consumo del suolo nel trevigiano, si vanta del fatto che Zago con l'acquisizione della ex Velo "non farà una speculazione edilizia..", ma in realtà la speculazione edilizia la promuove la consigliera Rizzotto ed il suo capo Zaia con la SPV (che forse non si realizzerà mai) perchè .. tutto si tiene.
Teniamo conto che le voci sull'imprenditore lo fanno molto amico del potere e quindi siamo a due indizi, vedremo se ci sarà anche il terzo indizio e quindi la prova che gli affari si fanno in Veneto come si fanno in Sicilia.

Si tratta di capire se gli imprenditori del nord-est vanno ad Altivole perchè è il nuovo Bengodi industriale oppure perchè in quel Comune chi ha i soldi sostanzialmente fa quello che vuole anche in zona agricola.
E' da capire, ma ci sono forti indizi sul fato che sia vera la seconda ipotesi.

sabato 1 luglio 2017

ALTIVOLE CONSUMA SUOLO PIU' DI TUTTI: COME MAI?

Il Comune di Altivole è in testa ad una pessima classifica: in provincia di Trviso è il Comune che consuma di più suolo agricolo e l'esempio che tempo seguiamo (ditta ARTUSO LEGNAMI) nè è la prova provata.

Come mai questo piccolo Comune è così "prodigo" nel consumare il suolo nonostante il suo ex Sindaco e consigliere reginale abbia promosso una (finta) legge per il contenimento del CONSUMO DEL SUOLO??

E' un bel mistero con pochi segreti: si tratta di concedere di tutto e di più a chi chiede sfruttando una legislazione DEROGATORIA fatta apposta per far costruire dove costa meno cioè sul suolo agricolo.
E' il privato che decide dove si deve sviluppare la sua fabbrica infischiandosene se ci zone industriali non sature..
Ma è veramente tutto a posto? E' tutto in ordine o ci sono state procedure speciali. Vedremo di studiare il caso dall'inizio perchè è veramente un caso emblematico dove il potere politico si mescola con i soldi ed i soldi (schèi) contano molto... ma non sempre.

Intanto facciamo un accesso agli atti completo per capire come si passa da due miseri capannoncini ad una mega fabbrica.






martedì 28 marzo 2017

UN "REGALO" PER LA RIZZOTTO, IL PAGINONE DI EVELINO?

Credo che aver visto il suo "illustre concittadino" in una bella foto della Tribuna di Treviso abbia fatto venire un po' l'orticaria all'ex Sindaca di Altivole, Silvia Rizzotto, che sta mettendo nuove tasse ai veneti!!


martedì 10 maggio 2016

VILLA EMO: INCAPACI DI TUTELARE?

Ieri sera sono passato a lato del "viale alberato" di villa EMO di Fanzolo ed ho avuto una chiara sensazione di morte, nel senso che i pioppi cipressini che in primavera dovrebbero essere almeno vigorosi, mi sono parsi stantii e molto stanchi...

A parte il fatto che il cosidetto viale è ormai una "traccia" di viale, visto che mancano piu' piante di quelle che esistono, mi chiedo se questo sia un problema solo mio e di pochi altri oppure se sia una cosa che puo' avere un valore, anche simbolico e paesaggistico, per altri.

Ho chiesto il motivo a qualcuno della zona e tra le altre cose, che non so se siano vere, mi hanno parlato di diserbante dato per piantare il mais e di arature fino ai tronchi...
Anche la manutenzione non mi pareva il massimo...

La realtà è che stiamo perdendo tutto a poco a poco e non ce ne rendiamo nemmeno conto. 



sabato 12 aprile 2014

ALTIVOLE, AMPLIAMENTO “ARTUSO LEGNAMI”: IL VERO SENSO DELLA SENTENZA DEL CONSIGLIO DI STATO

 


















































Sulla questione del contestato ampliamento dell'azienda Artuso in zona agricola a Caselle di Altivole, la Tribuna di Treviso riporta un resoconto, a firma (d.n.), che presenta i fatti in modo incompleto e fuorviante.
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La questione oppone un privato cittadino, Evelino Signori, ad una nota azienda locale, Artuso Legnami, che nel tempo ha trasformato, con il consenso del Comune di Altivole, una zona originariamente agricola in zona industriale.
Il tema sarebbe persino banale nel Veneto dalle “mille zone industriali”, ora in gran parte vuote per delocalizzazione; questo di Caselle è un esempio simbolico e significativo di una cattiva, seppur astrattamente legittima gestione del territorio.
Infatti il privato in questione aveva scelto di vivere in una vecchia casa colonica, circondata dai campi ed ora si ritrova con un incombente struttura produttiva di fronte a casa.
Non che ad Altivole manchino le zone industriali, ma è più conveniente costruire su suolo agricolo, che ha un costo decisamente inferiore rispetto ad un'area lottizzata; e così ha fatto la ditta Artuso, passando da annessi rustici a deposito di legname e, poi, progressivamente utilizzando la procedura dello Sportello Unico Attività Produttive, ha conseguito la dimensione odierna.
Il tema quindi riguarda il diritto di un privato cittadino di opporsi a decisioni che ritiene lesive dei propri interessi ed anche degli interessi generali di tutela del territorio, motivo per cui ITALIA NOSTRA sezione di Treviso ha sostenuto e sostiene ancor oggi la sua battaglia.
A questo proposito, contrariamente a quanto ha affermato recentemente dal Sindaco sulla stampa, l'ultimo pronunciamento del Consiglio di Stato (sentenza 4670/2013) annulla e riforma la sentenza del TAR che stabiliva la mancanza di interesse in capo al privato per il fatto di essere prospiciente all'intervento di ampliamento e non confinante!
Il Giudice di Appello ha riconosciuto che Evelino Signori aveva titolo ad opporsi e quindi la questione avrebbe ben potuto e dovuto essere affrontata nel merito dal TAR. Questo è un aspetto assolutamente rilevante perché dimostra che il privato aveva tutto il diritto di agire e di vedere esaminate le sue contestazioni.
Ora questo non è piu' possibile perché le scelte urbanistiche, secondo noi errate, compiute dal Comune sono divenute inoppugnabili.
A conferma della “vittoria” (purtroppo di Pirro!) del privato cittadino, la sentenza del Consiglio di Stato ha obbligato Comune di Altivole ed azienda Artuso a pagare una parte delle spese di giudizio.
L'insieme delle dichiarazioni “elettoralistiche” del Sindaco Rizzotto circa una possibile azione risarcitoria nei confronti di Evelino Signori o di Italia Nostra Treviso sono molto gravi e rivelano, da un lato aspetti intimidatori e dall'altro l'incapacità a considerare che l'operato di una Pubblica Amministrazione è soggetto, tanto a controlli di legittimità quanto alle critiche sulle scelte politiche-amministrative.
Noi, ITALIA NOSTRA sezione di Treviso, rivendichiamo il diritto a criticare, anche duramente, l'operato di simili politici, che assecondano le richieste e gli interessi di aziende come Artuso Legnami a discapito degli interessi generali di conservazione del territorio agricolo e di un ordinato sviluppo urbanistico.
D'altronde, se in un paese domina un'azienda e la politica si adegua, dimenticando il pubblico interesse, che non è solo il favorire il lavoro a qualsiasi costo, si hanno fabbriche in mezzo i campi e poi, magari, ci si lamenta del traffico pesante oppure del fatto che scompare la campagna per fare posto a mega strutture, come si voleva fare nella vicina Barcon di Vedelago.
Per quanto ci riguarda, siamo pronti ad un confronto pubblico con il Sindaco, in qualsiasi momento, prima delle prossime elezioni amministrative, per spiegare ai cittadini di Altivole tutta la questione e che cosa intendiamo per una buona gestione del territorio.
Il resto è propaganda politica: attendiamo l'invito e speriamo che il giornale faccia da moderatore imparziale, considerato il risalto che ha dato a notizie quantomeno approssimative ed incomplete.
per ITALIA NOSTRA Treviso
ing. Romeo Scarpa

ECCO L'ARTICOLO....

ALTIVOLE. Via libera all'ampliamento dell'Artuso Legnami di Caselle. Anche il terzo grado di ricorso ha dato ragione (falso) al Comune nella vertenza che lo vedeva opposto a Evelino Signori, come da sentenza del Consiglio di Stato pubblicata nei giorni scorsi, anche se la sentenza è¨ del 4 febbraio.
«Nel frattempo», spiega il sindaco Silvia Rizzotto, «il Comune ha speso 17mila euro, l'azienda altri centomila (caspita!! Costa lo studio Barel!!) e in due anni l'ampliamento non si è fatto (falso, sono andati avanti sempre..)
Inoltre sono aumentati i costi per la realizzazione della pista ciclabile che l'azienda doveva costruire in base agli accordi Suap in via Edificio (strano.. siamo in crisi dell'edilizia e aumentano i costi??)
Ora verificheremo se ci sono le condizioni per chiedere un risarcimento (risarcimento?? Che buttino ancora soldi pubblici in parcelle...)
Non è giusto che, avendo vinta la causa (in Consiglio di Stato non hanno vinto nulla.: se lo facciano spiegare... L'amministrazione ha solo sistemato le carte rendendo inutile la legittima protesta) le spese siano compensate tra le parti».
A far infuriare il sindaco anche la posizione assunta dalla sezione trevigiana di Italia Nostra a favore del ricorrente: «Anche Romeo Scarpa, presidente dell'associazione, ha ammesso pubblicamente che il Comune ha rispettato la normativa vigente (quello che penso io va riportato integralmente ed è nel comunicato che ho pubblicato tempo fa e che riallego), ma nonostante questo ha sostenuto il ricorso presentato da un suo attivista e ha operato una campagna denigratoria nei confronti dell'amministrazione e della ditta interessata». (Campagna denigratoria?? La nostra attività si iscrive in un normale e civile confronto su temi ambientali di pubblico interesse; questa è la nostra vocazione e, piaccia o non piaccia all'ex Sindaco di Altivole, continueremo a farlo anche dopo di Lei, non lasciandoci intimidire.)
Il Consiglio di Stato ha dichiarato irricevibile il ricorso proposto da Signori in quanto la sua proprietà  non è¨ coinvolta nell'ampliamento, abitando dall'altra parte della strada. (Questa affermazione è palesemente errata in quanto il Consiglio di Stato ha invece stigmatizzato che Signori aveva pieno diritto ad agire. Che oggi non sia piu' possibile entrare nel merito, è conseguenza delle reiterate scelte compiute dal Comune e formalizzate con il Piano degli Interventi.
La scelta politica di creare una nuova zona industriale per Artuso Legnami in un'area completamente agricola resta pero' un fatto per noi grave e non condivisibile al di là della legittimità formale dell'operato del Comune e di tutte le sentenze.

p. ITALIA NOSTRA Treviso
il presidente
Romeo Scarpa

mercoledì 5 febbraio 2014

CAPANON CONTRO CAMPAGNA...E DOPO CI LAMENTIAMO?


Egr. Senatore Felice CASSON
Egr. Senatrice Laura PUPPATO
Egr. On. Giulio MARCON
Egr. On. Simonetta RUBINATO
Egr. On. Floriana CASELLATO
Egr. On. Andrea ZANONI

e,p.c.
Ai Soci ed alla Stampa

La sezione di Treviso di ITALIA NOSTRA, rappresentata dal sottoscritto ing. Romeo Scarpa, intende segnalare alle SS.VV. una caso particolare che riteniamo simbolico dei danni prodotti sul territorio veneto dall’uso “disinvolto” dello strumento dello Sportello Unico per le Attività Produttive (SUAP) di cui al D.P.R 160/2010.
Tale vicenda è tanto piu' significativa proprio nel momento attuale, in cui tre giorni di piogge in pianura vengono definiti “evento eccezionale” e comportano esondazioni di fiumi e torrenti.
Significativo anche il fatto che tutto si è svolto in modo “legale”, cioè rispettando (al limite della decenza) le leggi e/o “forzando” le stesse in modo politicamente criticabile per interessi non certo comuni.

La vicenda in questione è ormai al suo epilogo perchè l'amministrazione comunale in questione ha posto in opera, in accordo con il privato, interessato (giustamente) a valorizzare i suoi terreni, un sistema di azioni, che partono da un evidente forzatura: si trasforma un'area agricola in un'area industriale, legittimandola progressivamente con atti e ricorsi, che oggi si concluderanno nell'ultimo ricorso al Capo dello Stato.
Questa la situazione nel 2003: campagna!


La penosa vicenda si è svolta nel Comune di Altivole, non a caso confinante con il Comune di Vedelago, dove l'ex Sindaco Quaggiotto ha sostenuto e promosso la costruzione di un megacentro industriale a Barcon in prossimità della palladiana villa Emo; in questo caso, l'intervento di trasformazione di 94 ettari di campagna vergine in zona industriale è stato bocciato da un forte comitato popolare supportato persino da un'istituzione bancaria, oltre che dalle associazioni ambientaliste.

Nel Comune di Altivole il progressivo ampliamento di alcuni annessi rustici destinati a ricovero di legname ha portato alla creazione di una vera e propria area industriale “personalizzata” in piena campagna; il tutto è progredito in circa un decennio nel sostanziale silenzio della popolazione locale, certamente poco coinvolta dalle associazioni come la nostra, ma certamente anche favorevole a simili trasformazioni ed in parte “intimorita” dall’atteggiamento protervo della proprietà e dell’amministrazione comunale.

Riteniamo, infatti, che nel comune di Altivole si sia usato ed abusato dello strumento derogatorio dello SUAP, stravolgendo l’originario assetto del territorio con una progressiva e ingiustificata sottrazione di suolo all’uso agricolo a favore di una fabbrica, che poteva trovare posto e svilupparsi in area propria (industriale) invece che svilupparsi nei terreni di famiglia e in quelli circostanti, deprezzati proprio dall'intervento di sviluppo di questo insediamento.

E' evidente, dalle fotografie che presentiamo, che la “fabbrica” agli inizi degli anni 2000 era formata solo due piccoli edifici produttivi e da una serie di tettoie “su ruote”.
E’ altresì evidente che tale insediamento era situato chiaramente in area agricola , cioè in una zona dove da decenni tutti dicono che deve impedito l'insediamento di attività produttive, visto che il Veneto ne ha un migliaio, oggi vuote...
Sarebbe stato ovvio e semplice nel 2003, incentivare l'azienda in questione a trasferirsi in zona urbanistica “propria”, visto che nel Comune di Altivole esistono!
Così non è stato.
Anzi, si è fatto ben di peggio: si è creata una vera e propria area industriale “privata” in piena zona agricola, legittimandola progressivamente con deliberazioni che oggi portano ad avere zone industriali “a macchia di leopardo” con evidenti problemi per la viabilità e la coesistenza tra residenze, aree agricole e aziende che hanno necessità di fare rumore per lavorare.

Utilizzando i margini concessi da una legislazione regionale derogatoria di cui l'ultimo Piano Casa è l'esempio piu' clamoroso, il Comune di Altivole per stralci successivi ha consentito il progressivo ampliarsi di un'azienda produttiva vicino ad abitazioni storiche in piena zona agricola.
Tutto “legale e legittimo”, per carità!!
Lo dicono varie sentenze amministrative, ma nella sostanza vi è la conferma che il famoso dissesto urbanistico del territorio veneto non è altro che la somme di centinaia di comportamenti simili a questo.

Il comportamento di un potere locale che dimostra l'usuale scarsa capacità di contrattare, da pari a pari, con i poteri privati forti e la convenienza (politica) a trovare un accordo con la scusa di favorire il lavoro o di avere risibili opere pubbliche a compensazione (le famose piste ciclabili in zona agricola).

I “danni” prodotti da simili comportamenti, che contrastano con uno sviluppo ordinato e pianificato del territorio, non vengono mai considerati, salvo quando.... piove, come in questi giorni, e tutti ci stupiamo del fatto che i fiumi si alzino di livello in modo così repentino.

Poco serve ricordare che l'intensa edificazione ed impermeabilizzazione del territorio comporta l'accelerazione dello scarico delle acque ed i conseguenti innalzamenti dei livelli dei fiumi che ricevono quest'acqua.
Poco serve dire che è necessario usare il territorio già urbanizzato (in questo caso le aree industriali esistenti) invece di invadere ulteriore terreno permeabile...

Nella foto 1 che risale al 2004 è evidente che attorno ad una casa rurale originaria ci sono campi e due “annessi rustici” destinati a piccola fabbrica; sembrerebbe semplice incentivare questo privato a trasferirsi in un'area industriale creata “ad hoc”, dove l'attività potrebbe svilupparsi ed lavorare con maggior facilità.
Perchè non lo si fa? Per i soliti problemi di “schèi”: l'area agricola attorno costa 6-10 euro/mq, mentre un'area industriale lottizzata costa (costava!) 100 euro/mq.

Nella foto 2 (2014) risulta evidentissimo che i due edifici originari (annessi rustici) si sono consolidati ed ampliati in modo abnorme ed ormai hanno trasformato la zona agricola con residenze in una delle mitiche zone del nord- est.
Un luminoso esempio di trasformazione urbana dove il Veneto promuove il suo territorio agricolo a 5 chilometri da villa Emo!

foto 1: la zona di via Edificio (Altivole) nel 2003 - fonte google maps




foto 2 - la zona di via Edificio (Altivole) nel 2014 - fonte google maps


E' un piccolo, ma significativo, esempio, che però dimostra quanto ci sia ancora da fare per ridurre il consumo del suolo, che viene difeso solo a parole.
Osservate bene i due complessi industriali che si sono estesi e ancora si stanno espandendo in piena zona.... “industriale”; oggi infatti le aree di questi capannoni sono a tutti gli effetti vere e proprie zone D, cioè destinate ad edifici industriali, ma ricadono in piena campagna. Che “stranezze”!!

Recentemente in Regione Veneto sono stati presentati due progetti di legge (PdL n.390 e n.393) per “ridurre il consumo del territorio”,ma nella realtà l'interesse del pubblico e privato risulta sempre essere quello di edificare o consentire di edificare dove costa meno, come dimostra il recente tentativo della lobby agromeccanica di poter costruire (sempre in deroga) in area agricola ricoveri per loro mezzi!!

Poi tutti a stupirsi quando i fiumi esondano o quando le strade sono insufficienti alla dimensioni dei mezzi di trasporto industriali o perchè i TIR carichi di materiali sono in coda con le mamme che vanno a prendere i figli a scuola!!
Nel caso specifico, oltretutto, la giustizia amministrativa non ha riconosciuto la legittimazione ad agire dell’unico cittadino che ha ricorso contro l’ampliamento, poiché il giudice non ha ritenuto sufficiente che l’abitazione del ricorrente fosse prospiciente (cioè residente di fronte) anziché confinante in senso stretto con il lotto dove insiste la fabbrica!
 


Tra l’altro in questo modo, a nostro avviso, misconoscendo quella giurisprudenza che valuta la “vicinitas” un criterio idoneo a legittimare l’impugnazione di singoli titoli edilizi (cfr. Cons . Stato, Sez .I V, 4 maggio 2010 n.2565)

Nel frattempo il Comune di Altivole ha concluso tutti i passaggi formali per dare legittimità ad un’operazione che favorisce in modo indubitabile il proprietario della fabbrica, cui è stata concessa la possibilità di ampliarsi a minor costo (ovvero senza dover pagare il costo di un’area produttiva), mentre nello stesso Comune ci sono zone industriali pianificate, ma vuote.

Un danno grave per tutti noi (collettività) visto che si consuma prezioso suolo agricolo e si peggiora la qualità generale del territorio per incapacità politica di avere un'azione amministrativa lungimirante.

Oggi, 4 febbraio 2014, si discute il Ricorso avanti il Capo dello Stato (RG 4670/2013) per cercare di limitare i danni, morali e sostanziali, ma ci sarà una probabile ennesima “sconfitta” del Privato contro Azienda+Comune.
Non potrà essere un gran vanto però per Sindaco e Azienda, perchè ormai è evidente che simili comportamenti creano danni al territorio e poca utilità alla collettività.

Le passate elezioni a Vedelago hanno dimostrato che i cittadini capiscono ed hanno punito severamente chi promuoveva interessi che devastavano il territorio.
Ci auguriamo che anche i cittadini di Altivole alle prossime elezioni comunali sappiano scegliere chi non fa di simili interventi un vanto e “mandi a casa” simili amministratori, che magari vincono al TAR o al Consiglio di Stato, ma sono destinati ad essere ricordati come.... novelli Attila.

Il danno fatto in questa zona al territorio è ormai irreparabile, ma speriamo che un cambio radicale di mentalità dei nostri politici ed imprenditori possa modificare questo stato ed invertire il degrado ambientale di questo Veneto.


p. ITALIA NOSTRA Treviso
il presidente
Romeo Scarpa

Post scriptum
Per i Parlamentari si allegano gli atti specifici per meglio comprendere e valutare la questione.
Per la stampa ed i nostri Soci invece la questione viene lasciata senza nominativi, cioè a livello generale e politico, visto che l'Azienda in questione ha citato in giudizio il nostro socio per presunta diffamazione a mezzo stampa per alcuni banali articoli, chiedendo un risarcimento di appena 1 milione di euro!


mercoledì 24 luglio 2013

ARTUSO LEGNAMI-EVELINO SIGNORI E SINDACO ALTIVOLE - richiesta replica

Egr. Sig. Direttore
“TRIBUNA TREVISO”

e,p.c. Al Sig. Sindaco di Altivole
e,p.c. Evelino Signori
e,p.c. Ai Soci

Oggetto: Richiesta di rettifica e diritto di replica a mezzo stampa per articolo su questione Signori-ditta Artuso ad Altivole del 18-7-2013

Con la presente intendo esprimere a nome della sezione di Treviso alcune osservazioni in merito all'articolo pubblicato il 18-7 u.s. a firma di “d.n.” ed avente per oggetto la questione degli ampliamenti della ditta “Artuso Legnami” ad Altivole (vedi allegato).
La prima osservazione è relativa alla necessità di correzione di alcune inesattezze:
  • il ricorso respinto in questi giorni è una richiesta di sospensiva inoltrata da Evelino Signori al Capo dello Stato e non al Consiglio di Stato;
  • Evelino Signori piu' che “attivista”, è socio della Sezione di Treviso e componente del direttivo della sezione di Treviso

Ma al di là di questi dettagli, quello che piu' meraviglia è il tono da “velina di regime” che assume la pseudo intervista all'ineffabile Sindaca del Comune di Altivole, che manifesta virgineo stupore per il comportamento del nostro associato, che sembra essere un povero pazzo che si oppone, sostenuto da una banda di sciammanati (che saremmo noi), alle “magnifiche sorti progressive” delle ditte come Artuso Legnami.
Un minimo di imparzialità ed equidistanza imporrebbe di sentire anche la versione del Signori e magari anche la nostra opinione su questa che è una vicenda emblematica dello sperpero di territorio agricolo causato da amministratori come quelli di Altivole, che sono sostanzialmente dei “sudditi” dei loro imprenditori di riferimento, non certo per il bene dei lavoratori e del loro territorio, ma probabilemente per interessi piu' materiali, che possono essere anche banali (e legali) scambi di favori per reciproco interesse.

Al di là delle polemiche spicciole, la sezione di Treviso di ITALIA NOSTRA è intervenuta in sostegno di Signori perchè riteniamo che quanto fatto dall'Amministrazione di Altivole mediante lo strumento dello Sportello Unico delle Attività Produttive sia un esempio chiaro di come la politica urbanistica dei comuni veneti sia governata solo dai “schèi” e non dall'interesse per il bene comune.

Il Comune di Altivole pare vessato dall'opposizione di questo cittadino, che rivendica (a sue spese!) il diritto di opporsi ad un arrogante potere locale, che ha trasformato una zona agricola in un'ennesima mini-zona industriale, solo per convenienza privata.



La giustizia amministrativa non si è mai espressa nel merito della questione, ma ha cestinato le osservazioni perchè il Signori “non ha titolo”: ecco questo sarebbe interessante da spiegare!!
Una persona, che ha una sua proprietà residenziale storica in zona agricola, puo' vedersi edificare sul lato opposto della strada una fabbrica da 10.000 mc e non puo' opporsi perchè “non è confinante, ma solo frontista”!! Questo è il vero scandalo.

Nel merito, riteniamo che ci siano gravi forzature nella procedura amminsitrativa con errori e ritardi nella pubblicazione e nella consegna degli atti formalmente richiesti dalla nostra associazione, ma questo è stato impossibile da far verificare perchè la questione è stata respinta dalla giustizia amministrativa prima di discuterne perchè “Evelino Signori non ha titolo”!!

La ditta ARTUSO Legnami quindi vince due a zero, ma sostanzialmente non si è mai giocata alcuna partita! Gli arbitri hanno solo detto che non se ne puo' discutere...

La lamentazione e la presunta non-comprensione della Sindaca sui motivi di questo “accanimento contro Artuso” sono stupefacenti perchè i motivi sono stati da noi espressi alla stessa per iscritto e li ribadiamo ancora una volta: tutta la procedura sula ditta Artuso Legnami (dall'inizio) è una forzatura che trasforma una zona agricola in una zona industriale per sola convenienza del privato e non sarà certo un pezzetto di pista ciclabile ad essere la contropartita a beneficio della parte pubblica.

La Sindaca dovrebbe essere interessata a capire perchè il Signori (e noi) ci opponiamo a questa logica ed invece si è schierata in modo assolutamente parziale (ma legittimo) a favore della ditta Artuso, agevolando in ogni modo il percorso amministrativo con atti, che noi riteniamo viziati, ma che non possono piu' essere impugnati.
E' evidente che, in un paese dove una ditta come Artuso è il “benefattore” che sponsorizza la tappa del Giro d'Italia con opuscolo propagandistico per la Sindaca ed altri politici locali, è difficile per un solo cittadino cercare di spiegare le sue ragioni ed opporsi, ma dov'è il resto dei cittadini?
Ecco semplicemente spiegato il perchè Evelino Signori non ha la forza di opporsi da solo ad un'altra “espanzione produttiva” a ridosso ancora della sua proprietà con altra ditta che si amplia in zona impropria, addirittura a ridosso del cimitero!

Come mai la volonterosa Sindaca non incentiva queste ditte a trasferirsi in zona industriale, lasciando i campi alle coltivazioni??
Non ci risulta che siano occupati tutti i capannoni e le aree industriali di Altivole, Caselle etcc... Ecco spieghi questo la Sindaca, invece di fare finta di stupirsi!

Dobbiamo però ammettere che la vera “sconfitta” per un'associazione come Italia Nostra è il fatto che la pubblica opinione è silente e sfiduciata di fronte ad evidenti simili comportamenti, vissuti come inevitabili e criticati solo sottovoce con il coraggio di Don Abbondio.
Dove sono i cittadini di Altivole? Sono tutti a favore della Sindaca e della sua politica?

Sulla storia dello sviluppo della ditta ARTUSO in zona Edificio ad Altivole siamo pronti a sfidare la Sindaca in un pubblico dibattito, moderato dal Suo giornale, dove ognuno spiegherà l'iter della pratica ARTUSO e le proprie ragioni.
Siamo convinti che la Sindaca non accetterà questa proposta, perchè è piu' facile colpire le opinioni dissonanti con modalità intimidatorie, cioè citando Evelino Signori per “danno d'immagine” come ha fatto la ditta Artuso, o gettando fango a mezzo stampa sulla nostra associazione.




Una spiegazione pubblica seria probilmente è troppo rischiosa per Lei, perchè rischierebbe di fare la stessa fine del sodale Quaggiotto di Vedelago, che solo un anno fa era certo di avere un nuovo casello sulla Pedementana e su quel mega progetto (fallito) di Barcon ci ha lasciato... le penne.

Treviso, 23 luglio 2013
p.Italia Nostra Treviso
il presidente
Romeo Scarpa

giovedì 4 ottobre 2012

ALTIVOLE: PRECISAZIONI SU "STEMMA NEGATO"

Il Sindaco di Altivole, dott.ssa Silvia Rizzotto, ha ieri spiegato sulla Tribuna di Treviso del 3-10 (pag.27) il motivo che ha portato l'Amministrazione di Altivole, insieme con quella del “traballante” Sindaco di Vedelago, a negare il patrocinio al convegno che si è svolto sabato scorso a Castelfranco e che aveva per tema: 
 

In verità, da quanto riportato nel virgolettato attribuito al Sindaco dalla Tribuna di Treviso, vi è solo un generico giudizio di “non affidabilità sulla sezione di Treviso di Italia Nostra”, in merito ad una non meglio specificata “diatriba”. Tutto molto criptico e di parte, sia come merito che come giudizio, che peraltro i Sindaco ha tutto il diritto di esprimere, assumendosene le dovute responsabilità.

Sono quindi necessarie alcune necessarie precisazioni sul merito della questione che oppone Italia Nostra di Treviso all'Amministrazione di Altivole: la diatriba è relativa alle modalità con cui l'Amministrazione utilizza lo Sportello Unico per le Attività Produttive.
In particolare per un caso che ha suscitato polemiche nello stesso Consiglio Comunale di Altivole e cioè quello relativo alle richieste di ampliamento dell'attività della ditta Artuso Legnami.

Tale questione è tutt'ora in corso, visto che abbiamo chiesto chiarimenti, a cui sono state date risposte evasive e abbiamo ricevuto scarsa collaborazione, se non vero e proprio ostruzionismo dall'Amministrazione, quando siamo perfettamente legittimati a chiedere ed a capire cosa sta succedendo... Che sia questo che “disturba ” un po' il sig. Sindaco?

Relativamente quindi al mancato patrocinio, riteniamo che il Comune di Altivole abbia fatto solo un torto... a se stesso ed ai suoi Cittadini perchè la discussione sul “futuro del paesaggio” e sul modo con il quale si applicano le leggi è un tema che, probabilmente in quel di Altivole, non si deve dibattere.

Il mancato patrocinio diventa praticamente escusatio non petita, cioè una palese dichiarazione che il futuro del paesaggio ad Altivole lo decide solo il Sindaco e di fatto la ditta Artuso, “che tanto fa per la comunità come dichiarato in Consiglio Comunale...

Ci permettiamo di dissentire pubblicamente da questo tipo di futuro per il paesaggio trevigiano e quindi consideriamo un atto di chiarezza, anche se di non auspicata chiusura, la patente di “non affidabilità” data da simili amministratori. Ce ne faremo una ragione...

Ci permettiamo inoltre di consigliare al Sindaco Rizzotto che sarebbe opportuno motivare bene il suo legittimo giudizio nei nostri confronti per non dare fare dichiarazioni così generiche e banali, che sanno piu' di denigrazione spicciola che di critica.
Questo non è mai un buon servizio per i cittadini, anche di Altivole, che vogliono capire cosa succede a casa “nostra”!!

Se la questione Sportello Unico Attività Produttive interessa i Cittadini e la Stampa possiamo esporre, ovviamente in contradditorio con chicchessia, pubblicamente il caso Artuso Legnami, che rende ingiustificate le lamentazioni degli industriali che dicono che la politica “non risponde”... Falso!
In quel di Altivole, l'Amministrazione fa di tutto per agevolare i propri imprenditori... peccato che siano sempre il suolo agricolo ed il paesaggio a farne le spese!



Treviso, 3 ottobre 201

Il presidente
di Italia Nostra sezione di Treviso
Romeo Scarpa





venerdì 13 luglio 2012

ALTIVOLE - DELIBERA 21-2012 BALDIN CRITICA E NOI RISPONDIAMO




Egr. Consilier Comunal di 'Intioèe
BALDIN Sergio
Capogrupo di “Insieme par 'Intioèe-Lega Nord – PDL”

e,p.c. Al Sior Sindaco del Comun di 'Intioée

e,p.c. Al Sior Evelino Siori

Ogeto: Deibéra Comun de 'Intioée n.21/2012 – Variante urbanistica dita Artuso Toée. Risposta a dichiarassion publica Consiglier Baldin.

Egr. Consilier Comunal Baldin,
acétemo 'a So critica, ch'el gà dito in mezo al consejo comunal del vintinove scorso de giugno e che métemo de seguito, come ciapada dal verbal dea sentada:
paa tradussione de Baldin domandeghè a iu... non vorìa che esl se ofendesse!!


Rispetèmo in pièn quel che dize e anca el fato che ju possa dirlo, ma ghè rispondemo che:

  • quèo che fasemo no vol essàr 'na “persecusion” contro il poro Artuso, che tanto el fa par 'Intioèe e tanto ben el riceve da voialtri, a prte ch'el zè 'na importante atività produtiva del nostro nord est
  • zè vero che gavèmo dato, dèmp e daremo 'na man ancora al nostro amigo Evelino, ma zè dura credàr che noialtri podèmo “favorir” qualcun, visto che 'e decision lè ciapè voialtri in Consejo Comunal ed in particoèar voialtri dea magioransa che Iù, credo, zè.

Se proprio voèmo parlar de “persecusion” ed intimidassion, Ve dizèmo che 'a dita ARTUSO gà portà in Tribunal par unparvero “dano all'imagine” proprio Evelino, domandando un milion dei euri, par do articoii vegnui forà sui giornaii: chi saria i “persecutori”?


Ve dizèmo co' forsa e senza paura che continuaremo 'a nostra normal atività de controèo e verifica de quanto fazè e farè in Comun de 'Intioèe (come vien fato anche in altri comun vissini, vedi Vedeago par Barcon...); staremo atenti su quèo che fazè col Sportèo Unico dee Atività Produtive, che 'doparè come un levarin per far tanto de pì dè quèo che se pol...

In particoear sul tema in question, Vè dizemo che domanderemo:
  • copia dell'ato d'obbligo e del progeto dea pista ciclabie par verificar che no ghe sia dano ae casse del comun, come dize anca Dorino;
  • copia de' dove che gavè publicaà, seo gavè fato, 'a variante urbanistica in ogeto come che dizè uficialmente nea deibera 21/2012.

Ve dizo anca che 'sta letera sarà mandada aea stampa e publicada su internet, in direta risposta a quandi dito da Iu in Consejo comunal.

Distinti saèudi

Treviso, 13 lujo 2012

El presidente de Italia Nostra Treviso
Romeo Scarpa