"Ogni cosa era piu' sua che di ogni altro perchè la terra, l'aria, l'acqua non hanno padroni ma sono di tutti gli uomini, o meglio di chi sa farsi terra, aria, acqua e sentirsi parte di tutto il creato." (Mario Rigoni Stern)
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mercoledì 30 giugno 2021

RISPETTO PER I FIUMI

"Se rispettati, i nostri fiumi, sono fiumi di vita, se, violati, possono diventare fiumi di morte" (Vandana Shiva)

Voi come pensate sia stata trattata la PIAVE?




domenica 21 marzo 2021

CAVA MORGANELLA: IL SIMBOLO DI CHI DETIENE IL POTERE

 

 

1.   PREMESSA

Sulla vicenda della cava Morganella, a confine tra i Comuni di Paese, Ponzano e Treviso, di proprietà di un gruppo di famiglie di storici cavatori, si potrebbe scrivere un libro per esemplificare la gestione disastrosa del territorio trevigiano negli ultimi 50 anni.

E’ una storia che parte dal boom economico degli anni ’60-70 per arrivare alla società in lockdown di oggi, ma questa nuova richiesta di escavazione riguarda  un elemento primario che è, era e sarà sempre la basa della vita per tutti.

I schèi? La ghiaia? Il diritto di proprietà privata? No, questa sarebbe la risposta di un padano medio…

Interessa l’ACQUA, una risorsa abbondante nel trevigiano e che diventerà “oggetto” di mercato e conflitto nel giro di pochi decenni, soprattutto se continueremo a non proteggerla come si deve.

 

Non credo serva spiegare nemmeno all’adulto più negazionista il motivo dell’importanza dell’ACQUA, visto che siamo fatti di acqua per circa il 70-80%.

Inoltre stiamo tutti sperimentando oggi cosa significa per la nostra vita avere ARIA non sana per virus ed inquinamento…  Stiamo facendo lo stesso con l’ACQUA.

 

2.   IL PRIMO SCANDALO

Il primo grande “scandalo” della MORGANELLA è che è una cava a grande profondità (già oggi 40-44m) con il livello di fondo cava, molto al di sotto del livello di falda. Questo è (oggi) proibito per legge a tutela della salute di tutti per evitare che gli inquinanti superficiali raggiungano zone profonde dove ci sono prelievi di acqua per attività connesse con l’alimentazione umana.

Il fenomeno di chiama (in inglese) “cross contamination”, ma è noto anche a tutte le massaie che portano a casa il pesce dal mercato insieme ad atri prodotti…

Il pesce lo avvolgono in uno o più strati impermeabili prima di metterlo nella busta della spesa con altro cibo e stanno attente a non forare il sacchetto del pesce, se non vogliono avere tutto all’aroma di… merluzzo.

 

In termini geologici significa che il prelievo di ghiaia deve (oggi) essere fatto prelevando il materiale dagli strati superficiali, senza andare a perforare gli strati di argilla, che separano (e proteggono) le acque più profondo.

Se non si fanno fori (o cave sotto falda), gli inquinanti superficiali (nitrati, solfati, IPA, etc..) hanno maggior difficoltà ad arrivare in profondità e quindi l’ACQUA che usiamo è più tutelata.

 

3.   IL SECONDO SCANDALO

Il secondo grande “scandalo” della cava MORGANELLA è che questo prelievo di ghiaia non serve perché, nella Provincia di Treviso, è stato stabilito dal Piano Regionale per le Attività di Cava che ci sono 80 milioni di metri cubi di ghiaia già estraibile, per diritti acquisiti, a cui si aggiungono 10 milioni di metri cubi derivanti dalla costruzione della Superstrada Pedemontana Veneta, disponibili per il settore delle costruzioni.

Novanta milioni di metri cubi sono sufficienti a fare un muro alto 11m tra Treviso e Pechino con cubi da 1mc affiancati! [1]

A cosa servono dunque i miseri 4,5 milioni di metri cubi che pretendono i cavatori della MORGANELLA?

Secondo me, quei 4,5 milioni di mc di ghiaia servono a dimostrare chi comanda veramente nella gestione del territorio: un simbolo di potere.

 

I cavatori sono il perfetto esempio dell’imprenditore che trae profitto da tutto: prima scava buchi e vende ghiaia, poi riempie i buchi (con rifiuti per fare discariche o con acqua per fare attività ludiche) ....

Un perfetto esempio di capitalismo “predatorio” che usa le risorse di tutti a beneficio proprio.

Come mai un giudizio così severe su tale tipologia di attività?

Perché i cavatori[2] non si accontentano mai:

·       hanno scavato in modo praticamente anarchico per 50 anni tanto che Paese ha da solo più di 25 cava.

·       hanno fatto discariche in zone ghiaiose affidando la tenuta a strati di teli che nel tempo si sono perforati portando l’inquinamento da Paese a Preganziol dove “stranamente” l’acqua da bere era arricchita di mercurio!

·       non hanno mai fatto una, dico una, ricomposizione ambientale ad attività estrattiva finita

·       hanno reso la Piave un torrente con scavi in alveo, mascherati da interventi idraulici…

E’ evidente che il loro comportamento, a norma di legge, ha influenzato e continua ad influenzare beni comuni di tutti: la qualità dell’acqua e quindi la salute di tutti, diritto costituzionale protetto dalla nostra Costituzione (art.32).

 

4.   CONCLUSIONE

La domanda che mi pongo da tempo è

“MA FINO A QUANDO QUESTI IMPRENDITORI POTRANNO FARE SEMPRE QUELLO CHE VOGLIONO?”

La risposta in una società democratica è facile: lo potranno fare fino a quando la legge glielo permetterà e, l’amara conclusione, è che, oggi, la legge lo permette perché non c’è alcuna volontà politica di fermare questo scempio.

E’ evidente quindi che il Legislatore è “complice” di questo scempio come sono “complici” tutti coloro che non si opporranno in modo esplicito, avendone titolo e diritto, cioè i Sindaci dei Comuni di Paese, Ponzano e Treviso.

 

I Sindaci sono i primi a dover tutelare la salute dei loro cittadini e la nuova (vecchia) richiesta di escavazione di 4,5 (inutili) milioni di mc di ghiaia presso la cava Morganella sono un affronto ed uno stupro al territorio, che deve essere respinto,

a norma di legge, cioè con un ricorso al TAR contro l’autorizzazione rilasciata in febbraio 2021 dalla Regione Veneto.

A margine segnaliamo che questa autorizzazione è stata “in sonno” per mesi fino a che c’erano le elezioni regionali ed ha avuto il parere favorevole della Commissione VIA Regionale da parte dei soli “esperti esterni” (nominati dalla Politica al Governo alia Lega), mentre tutte le Strutture Regionali (in primis la Direzione Geologia) si sono opposte.

Anche questo dimostra che il Privato espropria il decisore pubblico conquistando posti di esperti che decidono sulla nostra salute….

Treviso, 11 marzo

                                                                       Romeo Scarpa



[1] 8000km * 11m  di altezza *1m di spessore = 88.000.000mc… ditelo a Trump!

 

[2] non considero in questa nota l’altro socio (gli agricoli) con le centinaia di pozzi abusivi e i concimi chimici sparsi a tonnellate

venerdì 27 luglio 2018

TREVISO, CITTA' D'ACQUA? FATE IL BAGNO IN VIA ISONZO...


La nomea di Treviso, “città d'acqua”, vanta innumerevoli foto, dove si ammira il Sile con le sua acque verdi ed gli alberi che si specchiano, ma gli affluenti non stanno sempre così bene e sempre più si nota la sofferenza di una zona che è sempre stata ricchissima di acqua, ma dovrà abituarsi ai cambiamenti climatici ed allo spreco connesso ai pozzi abusivi.

Emblematica e simbolica del disastro è un tratto del Botteniga in via Isonzo, che ormai non merita nemmeno più l'appellativo di corso d'acqua, ma è semplicemente un accumulo di fognatura.

La foto rappresenta la situazione che denunciamo da anni senza che si capisca chi deve intervenire: il Comune? Il Genio Civile? la Regione? Ci sono degli sbarramenti gestiti in modo autonomo che non danno acqua a questo rame, che si è totalmente interrato....

Chissà quale materiale sarà depositato sul fondo?? Magari il nuovo assessore all''Ambiente, che è un chimico, potrebbe darci un'illuminazione oppure sentiremo nostri espert in grando di analizzare “a naso” i sedimenti!

Tale è la confusione di ruoli e responsabilita che da anni non si fa nulla, ma magari adesso tutto cambierà o dovremo dire che sotto i depositi fecali ci sono nascondigli per la droga?

L'altra cosa interessante e da non dimenticare è che viale Luzzati, che dista poche decine di metri, è dotato di fognatura pubblica, ma allora come mai non si è provveduto ad allacciare questo gruppo di case che ancora scarica in questa derivazione?

La risposta sta tutta nel modo con cui è stata realizzata al tempo (10-15 anni fa) la fognatura pubblica; la quota del tubo collettore è stata tenuta “alta” (per risparmiare dicono...) ed ora non si riescono ad allacciare le abitazioni che sono aldilà della rete dei canali, di cui Treviso è città notoriamente abbondante.

“Ottimo lavoro!!”. Realizzare una fognatura che non consente di allacciare per gravità le abitazioni che sono nelle vicinanze è un esempio di lungimiranza e capacità di spendere bene i soldi...

Tutto questo degrado porta alle inevitabili proteste dei cittadini, costretti a vivere in condizioni igieniche da Terzo Mondo ed alla fine arriverà la soluzione “magica” di tombinare tutto, che è come mettere la polvere sotto il tappeto durante le pulizie di casa.

Tutto questo non appartiene ad una città che di vanta dell'appellativo di “città d'acque” e Fazio degli Uberti avrebbe molto da ridire...

giovedì 28 settembre 2017

"VOGLIAMO LA NOSTRA ACQUA" - FLASHMOB A CIMADOLMO 30-9-17

Anche dopo le ultime piogge non c'è traccia di acqua sulla Piave a Cimadolmo e si tratta di un'eccezione in questa stagione.
La questione dell'ACQUA è centrale per tutti i movimenti che si occupano di ECOLOGIA INTEGRALE e quindi siamo unito con ABC Belluno che si mobilita da anni per togliere gli incentivi alle cosidette minicentrali che rubano l'acqua ai torrenti del bellunese.

Per ricordare a tutti che l'acqua è essenziale e che è nostra (come chiaramente sancito in modo democratico da un referendum ignorato poi dai politici) con LEGAMBIENTE PIAVENIRE stiamo organizzando un flash mob dalle ore 11 alle ore 12 sul ponte di CIMADOLMO.

Seguono istruzioni.

domenica 17 settembre 2017

TERREMOTI ED ALLUVIONI NEL TREVISANO TRA XII E XIX SECOLO

Ecco un'interessante iniziativa per il prossimo week-end. Il cambiamento climatico è in corso, ma le catastrofi non sono solo recenti.
La storia deve servire a questo: a capire ed a ricordare.

ARCHIVIO DI STATO DI TREVISO


sabato 2 settembre 2017

IL PAN SICCITOSO...e FAKE NEWS

Ma allora c'è siccità o non c'è?? Abbiamo troppa acqua o troppo poca??
Ormai le fake news sono affiancate sui giornali e nessuno si stupisce.
Possiamo dire che il cielo è rosso (senza essere Berto) e che il mare è gassoso senza timore di essere ridicoli.

PAN? UN ASSESSORE AL SERVIZIO DI CHI VOTA (LUI ED I SUOI)


La Regione Veneto paga i devito con i cacciatori derogando ogni volta su tutti i tempi di apertura del calendario venetorio che viene puntuialmente impugnato senza particolari esiti pratici.

Da sottolineare la capacità della LEGA NORD di restituire ai cacciatori quello che danno in termini di licenza di caccia e voti.
Peccato che quello che danno loro sia nostro...

Interessanto che Pan dica che c'è abbondanza d'acqua mentre la REGIONE VENETO dice che siamo in emergenza idrica: almeno si mettano d'accordo.
Quanto a corvi, cornacchie e cormorani facciano una caccia selettiva e si pongano delle domande su erchè i passeri ed i piccoli uccelli muoiono; se non lo capisce può sentire l'assessore all'agricoltura pesticida (che è Lui)


mercoledì 30 agosto 2017

BASTA DEPREDARE LA NOSTRA ACQUA


All'On. Pierpaolo Baretta
Sottosegretario al Ministero dell'Economia e delle Finanze
Via XX Settembre, 97
00187 ROMA
segreteria.baretta@mef.gov.it

Le sottofirmate Associazioni

Premesso che
  • L’idroelettrico é una delle peggiori cause di degrado dei corsi d’acqua e rappresenta un aspetto di grande criticità per l’economia montana, essendo antitetico all’economia turistica; esso è un primario detrattore ambientale, e colpisce centinaia di chilometri di corsi d’acqua di grande pregio ambientale e paesaggistico, sottraendo acqua al libero deflusso e al godimento di questo grande bene pubblico e collettivo.
  • Da alcuni anni lo stato italiano incentiva fortemente la produzione idroelettrica, in particolare quella minore, sul falso presupposto che l’energia da fonte rinnovabile sia sostenibile, ma il piccolo idroelettrico sotto 1 MW è grandemente invasivo e dannoso per l’economia turistica, generando un danno diffuso a carico di moltissimi operatori del settore.
  • In termini economici, i piccoli impianti di produzione con meno di 1 MW, non hanno giustificazione, se non l’arricchimento del singolo produttore.
  • in realtà, il peso della produzione del piccolo idroelettrico nel panorama energetico italiano è quanto mai esiguo, rappresentando appena l’1,6 per 1000 dei consumi di energia in Italia (GSE,2014);
  • Se il peso produttivo è così basso, non è basso il numero di impianti incentivati , che a fine 2015 era di 2536 per una produzione di 2556 GWh, mentre i 1137 impianti più grandi di 1 MW producevano nello stesso anno 42981 GWh e cioè il 94% del totale idroelettrico.
  • L’incentivo stratosferico di 21 centesimi al kwh prodotto, prelevato dalle tasche di tutti gli utenti della rete elettrica rende il piccolo idroelettrico un investimento che rende l’incredibile tasso del 34% e ciò fa capire i motivi per cui solo in provincia di Belluno sono in attesa di autorizzazione oltre 150 impianti;
  • l territorio della provincia di Belluno con il suo bacino del Piave, già massacrato dal grande idroelettrico della SADE prima e dell’ENEL poi, che ha trovato grazie all’acqua invasata nei bacini, giustificazioni in campo agricolo, non può e non deve essere ulteriormente saccheggiato da attività predatorie che non hanno giustificazioni collaterali, se non l’arricchimento di pochi a scapito di molti.
Questa problematica è comune a tutte le Regioni d'Italia e non solo a una parte del Paese come evidenziato dallAppello Nazionale per la salvaguardia dei corsi d’acqua dall’eccesso di sfruttamento idroelettrico del 2104.
È fondamentale un concorso d’azione e assunzione di responsabilità ad ogni livello istituzionale con propria competenza in materia
chiedono al governo
  1. Un decreto ministeriale che elimini gli incentivi al piccolo idroelettrico nei corsi d’acqua naturali sotto 1 MW e riduca fortemente quelli sotto i 3 MW.
  2. L’eliminazione del concetto di pubblica utilità per gli impianti sotto i 3 MW e il contestuale inserimento dei Comuni nel processo autorizzativo, dando in tal modo pieno valore alle loro previsioni urbanistiche.

29/08/2017

Coordinamento Nazionale Tutela Fiumi – Free Rivers Italia Presidente Lucia Ruffato
Bacino di pesca 6 "Maè-Piave" Vicepresidente Endi Mussoi
Bacino di pesca 8 “Piave” Presidente Pizzico Luigi soci 400
Bacino di pesca 10 “Acque Feltrine” Presidente Mattia Paoluzzi
Bacino di pesca 5 “Agordino” Presidente Enrico D’Isep
Bacino di pesca 4 “Cadore” Presidente Giuseppe Giacobbi
Bacino di pesca 2 “Auronzo” presidente Andrea Costa
Comitato bellunese Acqua Bene Comune Presidente Sisto Zuccolotto
CIPRA ITALIA Commissione Internazionale per la Protezione delle Alpi Luigi Casanova
Italia Nostra Veneto Maria Presidente Letizia Panajotti
Italia Nostra Sez. di Belluno Presidente Giovanna Ceiner
Italia Nostra sez. di Verona Presidente Marisa Velardita
Mountain Wilderness Italia Gruppo veneto Vicepresidente Giancarlo Gazzola
Legambiente Veneto Presidente Luigi Lazzaro
Legambiente Friuli Venezia Giulia Presidente Sandro Cargnelutti
Legambiente Valle D’Aosta Presidente Denis Buttol
Legambiente Piavenire Presidente Fausto Pozzobon
Legambiente del Vercellese - Pro Natura del Vercellese Gian Piero Godio
Comitato per la Tutela del fiume Sesia e dei suoi Affluenti Davide Longoni
Comitato Tutela Fiumi Piemonte Guido Gubernati
Comitato Tutela Fiumi di Biella Daniele Gamba
A.P.S. Braone Prandini Claudio
Comitato centraline idroelettriche di Vallecamonica Sandro Leali
Italia Nostra sezione di Vallecamonica
Comitato per la Salvaguardia e Tutela di Cortlys Roberta Aluffi
Coordinamento acqua pubblica della provincia di Sondrio Luca Vitali
Comitato salvaguardia Val Mastallone Filippo Ballarin
Fiab Belluno Amici della Bicicletta Bortolo Calligaro
Zoldo c’è e difende i suoi torrenti Anna Zaccone
Italia Nostra sezione di Treviso
(seguono altri)

mercoledì 16 agosto 2017

MINI-IDROELETTRICO? UNA PAZZIA SENZA SENSO

Sono passate alcune settimane dal nostro giro nel bellunese, ospiti dei Pescatori del Bacino 8 che insieme a Lucia Ruffato (Acqua Bene Comune Belluno), ci hanno fatto vedere la mostruosità di quello che sta succedendo ai nostri torrenti di montagna, complice una legislazione europea e regionale, che utilizza tutti e soli i meccanismi per il solito motivo: fare soldi!
 Schèi...
La questione è nota da tempo e denunciata con forza dai Comitati, ma non riesce a far breccia né a Roma in sede legisltiva, né tra i cittadini che vengono abbindolati da questa pseudo energia rinnovabile.
Il nostro breve giro sul Mis e sul Cordevole è stato chiarificatore di quanti e quali mancanze abbiamo tutti noi su questo tema, che non è difficile, ma è stranamente trascurato, anche se ultimamente qualche Comune e qualche valle ha deciso di dire “basta!”.
Cerco di fare una brese sintesi di quello che abbiamo imparato dai nostri ospiti (pescatori ed ambientalisti).
  • Come funzionano le mini-centraline?
foto 1 - opera di presa sul Mis - bloccata da anni
Primo mito da sfatare: non c'è nulla di “mini” visto che le opere in alveo sono in calcestruzzo e resteranno nei secoli ed i tubi che vengono posati hanno un diametro anche di 2 metri!
In pratica chi ottiene la concessione allo sfruttamento dell'acqua per fare energia elettrica, costruisce un'opera di presa e canalizza con i sopra citati tubi una gran parte dell'acqua verso le turbine a valle. In pratica per un tratto di 3-5km, viene “ rubata l'acqua all'alveo dei fiumi e torrenti, a cui si lascia il 10-15%, che secondo i loro studi sarebbe il “deflusso minimo vitale”. Ovviamente se si ripete il giochino per 3-4-5 volte sul medesimo corso d'acqua, si priva un tratto anche di 25 chilometri dell'elemento essenziale per far vivere il fiume.

Questo danno ecologico non è minimamente considerato da nessuno e tutte le relazioni di valenti professionisti (pagati dal concessionario) dichiarano ogni volta che “non ci sono impatti significativi”.

Ovviamente chi il fiume lo vive e lo ama (i pescatori) non riescono a capire una tale stupidità che priva dell'elemento essenziale alla vita il corso d'acqua e quindi manda in crisi sia la flora che la fauna acquatica.

  • Quanta energia producono le mini-centraline come energia?
Appurato che un intervento che massacra una risorsa essenziale come i torrenti (e quindi l'acqua ed il suo ecosistema) non può essere definita “sostenibile”, se non a livello puramente formale, il dato inquietante è che la produzione di questi impianti è praticamente insignificante.
Dai dati del GSE (nota 1) del 2009 si rileva che l'incidenza della produzione di energia idroelettrica da questo tipo di impianti (erano allora 1270!) arriva a malapena al 4% della produzione totale; con l'incremento previsto (ulteriori 2500 centraline) si arriverà al massimo al 8%. E' sensato un simile investimento per dare risultati così scarsi ad un prezzo così alto?

Questi investimenti, che sono tecnicamente anti-economici, sopravvivono solo grazie ad una poltiva di incentivazione per cui sono tutti i cittadini con le loro bollette elettriche che pagano questo. In pratica noi stessi, consumando energia elettrica e pagando bolletti, diamo soldi a coloro che fanno scempio dei nostri torrenti!
Interventi ben più vantaggiosi in termini economici (pannelli fotovoltaici sulle coperture degli edifici) o interventi di efficientamento (risparmio) sugli edifici hanno avuto minori vantaggi rispetto a questo tipologia di energia pseudo-sostenibile.

  • Chi richiede questi impianti? Chi li autorizza?

E' sempre interessante capire chi richiede questa tipologia di impianti e chi li autorizza e chi per avere un quadro delle responsabilità degli enti pubblici (soggetti al controllo politico e quindi alla fine al controllo degli elettori) e dei privati investitori (che agiscono per puro tornaconto economico).

La procedure di autorizzazione e concessione sono normate a livello regionale all'interno di una cornice normativa nazionale.
In Veneto gli Uffici rgionali preposti sono quello relativo alla “Difesa del Suolo” e quello dell' “Ambiente”, entrambi sotto l'Assessorato all'Ambiente, retto in questo momento dall'Assessore Giampaolo Bottacin, che è anche feltrino e quindi dovrebbe conoscere i luoghi.

Nel caos di competenze e delibere che si sono susseguite, tra cui anche la contestatissima DGRV 694/2013 oggi revocata dalla DGRV 1628/2015, la Regione Veneto non ha mai brillato per trasparenza, negando di fatto a cittadini e comitato l'accesso agli atti.

I richiedenti sono stranamente pochi e tutti ricondubili a società di ingegneria o gruppi di produzione o gruppi finanziari sostenuti dalle banche.

L'investimento è discreto (3-4 milioni di euro), ma, grazie agli incentivi il ritorno del capitale è garantito in 4-5 anni di gestione.

Spesso i Comuni partecipano a questi progetti come soci di minoranza per quote del 20% massimo degli utili, che in tempo di finanze magre, sono accolti con favore dai Sindaci.

Quello che resta a noi è il 100% del danno ambientale.


foto 2: altra opera di presa. Notare la scala di monta dei pesci..sekkati dalla mancanza d'acqua...

  •  cosa fare per difendere i torrenti e l'acqua come bene primario?
Non c'è dubbio che si tratta di una battaglia impari quella che riguarda l'acqua, visto che nemmeno il voto di 27 milioni di italiani sul referendum del 2011 è riuscito ad incidere sulla quello che si presenta come il futuro affare del secolo.

Multinazionali e impresa multiutilities locali stanno già affilando le armi per far pagare l'acqua che invece noi riteniamo un diritto essenziale per l'uomo e per l'ambiente e che quindi deve essere gestito fuori dalle logiche di mercato.

L'acqua potabile e pulita rappresenta una questione di primaria importanza perchè è insipensabile alla VITA UMANA e degli ECOSISTEMI TERRESTRI ed ACQUATICI.

L'accesso all'acqua potabile e sicura è un diritto umano essenziale, fondamentale e universale, perchè determina la sopravvivenza delle persone e di tutte le specie e per questo è condizione per l'esercizio degli altri diritti umani.


Le azioni che possiamo (e dobbiamo) fare sono:
  1. informazione precisa e puntuale sull'assurdità di questa tecnologia 
  2. attività di pressione sui politici a livello nazionale per la modifica della politica degli incentivi 
  3. attività di pressione sui politici regionali perchè difendano il loro territorio non a parole (i pescatori votano...)
  4. attività di pressione sui politici locali (sindaci) perchè si oppongano a questi progetti 
  5. unione delle forze tra tutti coloro che votarono al referendum 2011 per riportare l'acqua come tema politico essenziale 
  6. contribuzione e sostegno ai Comuni che volontariamente rinunciano a questi progetti per il bene dei nostri fiumi e di flora e fauna acquatica.
Ringrazio Luigi Pizzico, presidente del Bacino 8 di pesca e tutti i suoi per l'ospitalità e le preziose informazioni; ringrazio parimenti Lucia Ruffato per le sue appassionate spiegazioni. 
UNITI SI VINCE


NOTE
NOTA 1 - Fonte Pubblicazione “CENTRALINE Dossier 2017” pagine 15-16

domenica 13 agosto 2017

BRAVO SZUMSKY.... TUTELIAMO IL PIAVE E L'ACQUA

Speriamo che tutto quello che dice il odcumento programmatico del Comune di Santa Lucia di Piave sia vero e si mantenga senza creare infrastrutture incompatibili nell'area golenale (tipo parcheggioni).
Fino ad oggi il mbasso Piave è stato terra di conquista per i cavatori con il consenso di REGIONE VENETO, GENIO CIVILE  e COMUNIe quindi questa potrebbe essere un'iversione.

Speriamo poi che si riesca a ridare l'acqua al BASSO PIAVE e a non rubarla con le MINI CENTRALI all'alto Piave perchè l'acqua è NOSTRA


SOLDI PER LE CHIUSE DI TREVISO E LO SGRIGLIATORE NON FUNZIONA..

Capire come si fanno le scelte di investimento è spesso un grande mistero...

Un tempo le CHIUSE sulle Mura di Treviso erano parte di un sistema difensivo e servivano per alzare il livellodei canali esterni.
Oggi fare un sistema di regolazione automatico e gestito in modo unitario può essere certamente utila, ma è secondario rispetto ad altre priorità perchè da quanto ne sappiamo il livello del Bottenigo non è soggetto a grandi modifiche e quindi non possiamo certo parlare di intervento di utilità particolare per la sicurezza idraulica.

Cè sempre lo SGRIGLIATORE che non si riesce a far funzionare nel senso che ci sarebbe da capire chi deve prendersi le erbe che raccoglie. Per me (e per il Codice Civile) la competenza dovrebbe essere di ENEL perchè è ENEL che ricava utilità dal sistema e l'ha inserito nel fiume (manca sempre l'impainto di risalita per i pesci tra parentesi), ma non riescono a mettersi d'accordo gli 11 Comuni sul fiume e l'inutile ENTE PARCO.

Sempre tra parentesi diciamo che l'Ente PARCO ha deliberato (con mio voto contrario e del ns gruppo) di dare 400mila euro alla peschiera Durigon ....



giovedì 10 agosto 2017

LA FOCE DEL PIAVE E' INQUINATA O PULITISSIMA?


Singolare che Legambiente dica che i prelievi alla foce del PIave sono oltre i limiti per la balneazione ed il Sindaco Zoggia di Jesolo dica che "le acque sono pulitissime".

Io penso che un vero sindaco leghista dovrebbe prelevare un bicchierone di acqua del PIave alla foce e farsi una bella linonata davanti alle TV per dimostrare che è pulitissima, visto che sono analisi e non sensazioni.

Se poi vuole essere serio, si faccia dare le analisi da Legambiente, le porti ad ARPAV e facciano un confronto perchè è vero che si rovina la stagione, ma la colpa di eventuali infezioni è prprio del nostro Zoggia.

Conoscendo lo stat delle fogne a monte propendo per credere a Legambiente ed anche l'Europa pensa questo (vedi infrazioni)

domenica 6 agosto 2017

FONTANE BIANCHE (nonostante VENETICORUM ATTILAE PEDISSEQUI)

Ecco come sono le acque del Botteniga nei pressi della sorgente nella zona delle FONTANE BIANCHE, un miracolo di sorgiva che nemmeno meritiamo e che i VAP (Veneticorum Attilae Pedissequi) tentano di distruggere per lo sviluppo.

Se guardate bene la foto non si vede l'acqua da tanto trasparente..


ERBE E CANALI

Maggioranza ed opoosizione si attaccano su erbe alte ed erbe da tagliare, su pericoli di alluvioni che a Treviso con fiumi di risolrgiva sono altamente improbabili (per essere buoni), ma nessuno risponde:
  1. cosa si fa per chidere i pozzi abusivi
  2. cosa si fa per fare fognature
  3. cosa si fa per regolarizzare il rapporto con ATS
  4. cosa si fa per cambiare tubi acquedotto
Sul resto c'è poco da dire: sono cose che può decidere anche un assessore al bilancio, che non capitrò mai cosa c'entri con il verde.
Forse pensano che usiamo i dollari?